Milano, 19 giu. - (Adnkronos) - Nel 2011 i crediti dubbi lordi sono calati marginalmente dell'1,2% in Europa (a cambi costanti) e decisamente del 13% negli Usa, anche per effetto di cartolarizzazione e cessione. E' quanto emerge dal rapporto presentato oggi da 'Ricerche & Studi di Mediobanca in relazione ai maggiori istituti di credito internazionali, nel quale si evidenzia che la progressiva riduzione delle svalutazioni dei crediti in conto economico ha permesso di compensare la caduta dei ricavi e la crescita dei costi di struttura. Rispetto ai ricavi le svalutazioni sono passate in Europa dal 27,6% del 2009 al 16,3% del 2011; negli Usa dal 36,5% all'11,5%. La dinamica dei crediti dubbi, al netto dei fondi rettificativi e' tuttavia contrastante: in aumento del 15,7% in Usa e in calo del 3,4% in Europa. Il tasso di copertura, evidenzia l'indagine, in Europa aumenta marginalmente dal 49,6% del 2010 al 50,7% del 2011; quello americano scende dell'82,7% al 77%. Resta quindi un differenziale di circa 26 punti tra le due aree. E ancora, tutti gli indicatori segnalano che il problema dei crediti dubbi e' meno pressante negli Usa che in Europa: essi incidono per l'1% dei crediti erogati in Usa contro il 2,6% in Europa e assorbono il 6,3% dei mezzi propri tangibili contro il 30,5%. Il tema e' spinoso per le 5 maggiori banche italiane che hanno incidenze su crediti e mezzi propri tangibili ampiamente superiori alla media europee e pari rispettivamente al 6,7% e al 90,1% (due istituti sono oltre il 100% e tutti sopra l'80% ad eccezione della sola Intesa Sanpaolo al 58,2%). Dalla ricerca emerge anche che allineare i tassi di copertura europei a quelli americani significherebbe imporre accantonamenti a conto economico per 136 mld di euro. Tale riallineamento per i 5 maggiori istituti italiani comporterebbe maggiori oneri per 48 miliardi, pari al 51% del patrimonio netto tangibile.




