(Adnkronos) - Il contributo che questa ricerca fornisce va ben oltre l'occasionale scoperta di un reperto pur eccezionale, ma offre un vivido spaccato della vita quotidiana dei primi pastori africani e su alcune specifiche traiettorie evolutive nel resto del continente. L'evidenza diretta e inequivocabile dello sfruttamento del latte e della sua trasformazione attraverso cottura in molti, circa il 30%, contenitori ceramici sin dal 5200 a.C. indica un inizio assai precoce dell'allevamento bovino nel Sahara centrale, piu' antico di quanto comunemente ipotizzato, e spiega come il latte, grazie alla trasformazione in burro, yogurt o formaggio, potesse essere consumato, nonostante l'intolleranza al lattosio. Questi aspetti si legano alla piu' ampia tematica delle mutazioni genetiche che oggi si ritrovano in gruppi dell'Africa centrale ed occidentali, come i Fulbe. La scoperta, pubblicata sull'ultimo numero di 'Nature', datato 21 giugno, testimonia l'elevato sviluppo sociale ed economico raggiunto dai pastori del Neolitico medio nel Sahara centrale. Le evidenze archeologiche raccolte dalla Missione della Sapienza negli ultimi anni sulla diffusione della pastorizia nel Sahara sono molte, e includono resti di accampamenti, monumenti funerari e naturalmente la formidabile arte rupestre. Proprio le pitture parietali del Tadrart Acacus, patrimonio mondiale Unesco dal 1985, ci raccontano nei dettagli la vita dei pastori africani, i loro spostamenti, le cerimonie, la mungitura del bestiame, le mandrie, come finemente rappresentato dalla foto di Roberto Ceccacci sulla copertina di Nature.




