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Salute: possibili rischi da 2 metalli usati in marmitte catalitiche

Salute
domenica 24 giugno 2012
Salute: possibili rischi da 2 metalli usati in marmitte catalitiche

3' di lettura

Milano, 22 giu. (Adnkronos Salute) - Marmitte catalitiche rischiose per la salute? E' l'ipotesi che emerge dai risultati di uno studio condotto da ricercatori dell'università Cattolica di Roma, secondo cui rodio e iridio - due composti chimici sempre più usati a livello industriale, e quindi sempre più diffusi nell'ambiente - potrebbero avere effetti tossici per la salute umana. Gli studiosi hanno dimostrato, per ora su cellule in provetta, che sali dei due metalli in concentrazioni compatibili con quelle a cui si è esposti in ambito professionale possono danneggiare il Dna e alterare la crescita cellulare. Inoltre, studi su ratti hanno permesso di evidenziare che queste stesse concentrazioni possono anche interferire con le naturali difese del sistema immunitario. Come pure, nel caso dell'iridio, creare problemi ai reni. La ricerca è frutto di una collaborazione tra il gruppo di Alessandro Sgambato, dell'Istituto di patologia generale diretto da Achille Cittadini, e il gruppo di Ivo Iavicoli, dell'Istituto di medicina del lavoro diretto da Antonio Bergamaschi. Il lavoro è stato pubblicato su 'Toxicology in Vitro', una delle più importanti riviste scientifiche in campo tossicologico, sottolinea l'ateneo del Sacro Cuore in una nota. Negli ultimi anni - si legge - la richiesta di rodio da parte dei diversi settori industriali in cui il metallo è impiegato è cresciuta costantemente, passando dalle 20,3 tonnellate del 2009 alle 25,7 tonnellate del 2011. In particolare, la domanda di rodio è aumentata nel settore dell'industria chimica e del vetro. Per quanto riguarda l'iridio, la domanda industriale di questo metallo è cresciuta significativamente passando dalle 2,3 tonnellate del 2009 alle 8,5 tonnellate del 2011. In questo caso, il maggiore aumento di impiego si è verificato nell'industria dell'elettronica. Ma il rodio e l'iridio vengono impiegati principalmente nell'ambito dell'industria automobilistica, per la produzione delle marmitte catalitiche. E di recente - ricordano gli esperti della Cattolica - numerosi studi sulle concentrazioni di questi metalli in differenti matrici ambientali hanno evidenziato un progressivo incremento dei livelli di rodio e iridio, in particolare nella polvere stradale, nel terreno, nelle piante e nei sedimenti marini. Nello studio italiano, gli effetti tossici dei sali di rodio e di iridio sono stati indagati in cellule in provetta. E' così emerso - riferisce l'università Cattolica - che entrambi i composti inibiscono la crescita delle cellule in coltura con un meccanismo dipendente dalla dose e dal tempo di esposizione. In altre parole, gli effetti nocivi sono proporzionali ai livelli delle sostanze e alla durata del periodo di 'contatto'. Tra le possibili conseguenze c'è la morte cellulare, oppure danni al Dna con rotture della caratteristica struttura a doppia elica. "Si noti - avverte Sgambato, patologo generale - che il rischio da esposizione a rodio e iridio non riguarda esclusivamente i lavoratori dei settori industriali in cui questi metalli vengono impiegati. Infatti i fenomeni di abrasione e il normale deterioramento delle marmitte catalitiche causano l'immissione di questi metalli nell'ambiente, determinando un progressivo e costante incremento delle loro concentrazioni. Per questo motivo il rischio riguarda anche la popolazione generale, soprattutto le categorie di lavoratori esposte al traffico dei veicoli come i vigili urbani o i conducenti dei mezzi di trasporto del servizio pubblico o privato". "Dai primi studi su animali (ratti) è emerso che questi metalli esercitano importanti effetti sul sistema immunitario", segnala Iavicoli. "Inoltre, per quanto riguarda l'iridio, i risultati ottenuti hanno dimostrato che questo metallo provoca anche importanti effetti tossici a livello renale. E attualmente è in corso una sperimentazione in vivo per verificare se anche il rodio è in grado di esercitare analoghi effetti avversi sul rene", aggiunge il ricercatore di medicina del lavoro. "I nostri studi - conclude Sgambato - confermano dunque la potenziale tossicità dei due composti a livello cellulare e indicano la necessità di svolgere ulteriori indagini per meglio indagare questi effetti a livello molecolare, valutandone la potenziale tossicità nell'organismo, e identificare meccanismi di prevenzione".