L'intestazione di una carta telefonica con dati altrui e' un altro dei casi in cui, a fronte di una casistica molto bassa benche' presente (circa il 2%), la generale sovrastima del rischio, per cui secondo gli intervistati quasi il 10% degli italiani ha subito questo raggiro, nasconde comunque quasi un 50% di persone che escludono categoricamente che possa esistere una truffa del genere. Sul versante dell'apertura di un profilo su un social network sfruttando l'identita' altrui, quarta tipologia considerata, la consapevolezza del rischio e' alta: il 90% sa che potrebbe accadere. E ritiene che sia gia' capitato a quasi il 30% della popolazione. In realta' l'incidenza di questo problema e' del 5% sugli utilizzatori di social network e, a livello territoriale, risulta piu' diffusa al Sud (oltre il 10%) che nel Centro o al Nord. Stessa cosa per l'1,3% dei casi di furto d'identita' da banche dati delle aziende, anche qui con molti intervistati che sottovalutano o che sopravvalutano il rischio. Dall'incrocio dei dati emergono poi altri elementi: la percezione del rischio e' sostanzialmente uguale tra uomo e donna e tende a calare con l'aumentare del livello di istruzione, mentre il profilo demografico delle vittime del campione mostra che la probabilita' di subire truffe e' piu' alta al Nord e che la fascia di eta' piu' colpita e' quella meno giovane. Per alcuni furti d'identita' poi, la probabilita' aumenta all'aumentare del reddito.




