Taranto, 5 dic. - (Adnkronos) - "Io chiedevo al mio primo avvocato (Daniele Galoppa, ndr) 'ma almeno tu mi credi?' Lui ha detto di no. Io stavo sotto pressione da lui, non dagli inquirenti o dalla mia famiglia". Cosi' Michele Misseri, durante l'interrogatorio reso come testimone nel processo davanti alla Corte d'Assise del Tribunale di Taranto, presieduta da Rina Trunfio, giudice a latere Fulvia Misserini, per l'omicidio della 15enne Sarah Scazzi. L'uomo ha raccontato di aver detto "la verita' in carcere al dottor Primiani e alla dottoressa Chiloiro, all'avvocato De Cristofaro, agli agenti della polizia penitenziaria e ad un ragazzo detenuto che faceva le pulizie". L'uomo ha anche raccontato che in alcune occasioni, durante le visite in carcere il suo primo avvocato Daniele Galoppa e il sostituto di De Cristofaro, l'avvocato Adriano Minetola non entravano insieme nella cella e "volevano sapere ciascuno cosa avevo detto all'altro". Quindi ha detto di aver capito male il significato delle parole 'incidente probatorio'. Ha detto di essere stato convinto che si trattava di "un incidente". Misseri ha detto di essersi "pentito" dopo l'incidente probatorio. "Ero convinto che Sabrina usciva". Quindi, ricordando il periodo in cui fu visitato in carcere a gennaio del 2011 sia dall'avvocato Galoppa che dall'avvocato De Cristofaro, i primi due suoi legali, unitamente all'avvocato della figlia Franco Coppi per il riconoscimento delle lettere, Misseri ha detto che Galoppa cercava di convincerlo a "non riconoscere le lettere" e ha anche riferito le frasi di dissenso rispetto a questo atteggiamento da parte dell'avvocato De Cristofaro.



