Libero logo

Incidenti: appello #salvaiciclisti a Napolitano dopo ultima vittima

domenica 18 novembre 2012
Incidenti: appello #salvaiciclisti a Napolitano dopo ultima vittima

2' di lettura

Roma, 12 nov. - (Adnkronos) - Dopo l'ultimo incidente mortale - una ragazza di 17 anni falciata in bicicletta da un suv in provincia di Lodi - sono saliti a 217 i ciclisti e a 619 i pedoni uccisi in Italia dall'inizio dell'anno. "I pedoni e i ciclisti in quanto utenti stradali non esistono per lo Stato italiano", lamenta una donna dell'associazione #salvaiciclisti nella lettera inviata al Presidente della Repubblica giorgio Napolitano e per conoscenza al premier Mario Monti e ai ministri dell'Interno annamaria Cancellieri e dei Trasporti Corrado Passera. Quindi, l'accusa: "Non intervenire e' una volonta' politica. Non porre fine a tutto cio' vuol dire essere complici di chi ha in spregio la vita altrui". Scrive l'associata a #salvaiciclisti nella lettera indirizzata al Quirinale: "Essere travolti da un suv mentre si percorre un'infrastruttura pubblica come una strada provinciale o una qualunque altra infrastruttura per la pubblica viabilita' e' davvero una fatalita' ineluttabile? Permettere a chi ha il veicolo piu' potente di lanciarlo alla velocita' desiderata, e' davvero qualcosa di incontrovertibile? Avere la liceita' di guidare un mezzo cosi' potente con atteggiamento lieve e distratto, e in questo caso criminale data la velocita', e' davvero inevitabile?". Prosegue la missiva: "La verita' e' che questi non sono incidenti. La verita' e' che le strade sono progettate per assicurare l'incolumita' di una sola categoria di utenti: gli automobilisti. La verita' e' che le regole del Codice della Strada non vengono rispettate e fatte osservare, ne' su strade urbane ne' su strade extraurbane. La verita' e' che la categorie di utenti leggeri della strada, ossia ciclisti e pedoni, non viene contemplata nella pianificazione per la sicurezza stradale e nello sforzo di progettazione e applicazione di sistemi di sicurezza avanzati. La verita' e' che la folle corsa impostaci dalla motorizzazione non contempla il rispetto per la vita".