Roma, 13 giu. (Adnkronos) - "Le violente aggressioni di questa mattina nel carcere romano di Regina Coeli, con tre poliziotti feriti da un detenuto eritreo, giudicabile per il reato di resistenza e lesioni, impongono di affrontare con serieta' le criticita' e le tensioni che ogni giorno sono costretti a subire i poliziotti penitenziari". E' quanto afferma Donato Capece, segretario generale del Sappe (sindacato autonomo Polizia Penitenziaria), sulle aggressioni avvenute questa mattina nel carcere romano di Regina Coeli. "Ai colleghi contusi va naturalmente tutta la nostra vicinanza e solidarieta' -prosegue Capece- ma ci domandiamo quante aggressioni ancora dovra' subire il nostro Personale di Polizia Penitenziaria perche' si decida di intervenire concretamente sui gravi problemi penitenziari. Ma non e' certo con la circolare voluta da Giovanni Tamburino, capo dell'Amministrazione Penitenziaria, con cui si propongono una serie di misure per alleggerire l'emergenza carceraria che si risolvono questi problemi. Tutt'altro: quella nota e' una resa dello Stato alla criminalita"'. "Pensare a un regime penitenziario aperto -rimarca il leader dei baschi azzurri del Sappe- a sezioni detentive sostanzialmente autogestite da detenuti previa sottoscrizione di un patto di responsabilita' favorendo un depotenziamento del ruolo di vigilanza della Polizia Penitenziaria, relegata ad un servizio di vigilanza dinamica che vuol dire porre in capo d un solo poliziotto quello che oggi lo fanno quattro o piu' Agenti, a tutto discapito della sicurezza e mantenendo la fattispecie penale della colpa del custode: tutto questo e' fumo negli occhi". (segue)




