Roma, 15 giu. (Adnkronos) - "Sull'assurdita' dell'imputazione contro l'ex Ministro Conso nulla abbiamo da aggiungere a quanto gia' avevamo detto quando erano filtrate le prime notizie di una formale accusa a suo carico". Ma "anche nella vicenda Conso non c'e' solo il trattamento ingiusto verso una persona ma l'ennesima dimostrazione della deriva del nostro sistema giustizia". Cosi' l'Unione camere penali italiane interviene sulla vicenda dell'ex ministro della Giustizia, Giovanni Conso, indagato dalla Procura di Palermo nell'ambito dell'inchiesta sulla presunta trattativa tra lo Stato e la mafia. L'Ucpi sottolinea alcuni aspetti della vicenda: "In primo luogo la consueta fuga di notizie, che rimane censurabile e foriera di cattiva giustizia anche se e' ormai quotidiana. Poi, lo spettacolo indecoroso, da Brindisi a Palermo, di uffici di Procura divisi, che si ripercuote sulle indagini e che e' portato avanti a colpi di pubblicazione arbitraria e strumentalizzazione di atti giudiziari". "In un Paese normale le Procure della Repubblica debbono ergersi a censori supremi dell'opportunita' delle scelte politiche? E cio' persino quando queste si possano tradurre in atti normativi? - si chiedono i penalisti - Ormai da tempo e' passata l'idea che il 'controllo di legalita" si sia trasformato nella pretesa di un controllo tout court da parte della magistratura su ogni ambito della vita pubblica". Questo provoca "uno straripamento di potere che muove perfino singoli esponenti della magistratura a prendere le distanze da imputazioni ideologicamente azzardate, e finalmente - concludono - ad accorgersi dell'occhiuto utilizzo degli atti giudiziari e della sistematica violazione del segreto d'indagine".




