Roma, 17 giu. - (Adnkronos) - "Sono stato liberato da un incubo. Per mesi non ho dormito la notte. Essere descritto come un truffatore mi ha davvero sconvolto. Ho avuto anche il senso di colpa nei confronti della chiesa, che e' gia' attaccata da piu' parti. Ci mancava soltanto questa vicenda. Sono stato tentato di abbandonare tutto". Lo dice in un'intervista a 'Il Tempo' monsignor Giovanni D'Ercole, vescovo ausiliare dell'Aquila, prosciolto dall'accusa di rivelazioni di segreto d'ufficio nell'ambito dell'inchiesta relativa al tentativo di truffa con i fondi per il sociale stanziati dall'ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla famiglia, Carlo Giovanardi, tramite la fondazione Abruzzo solidarieta' e sviluppo. "Adesso che il caso e' chiuso continuero' ad occuparmi delle vittime della giustizia - aggiunge - Ci sono passato anch'io, so cosa si prova, non posso fare altrimenti". Quando il pm mi ha sentito come indagato, spiega, "gli dissi: 'Si renda conto che io non ho fatto niente'. Sono stato accusato sulla base di un'intercettazione telefonica in cui parlavano altre persone. Il pm era convinto che dalle espressioni che usavano i due al telefono io avessi avuto un ruolo. Ma possibile che le accuse si costruiscano in questo modo? Sono davvero perplesso: Leggevo i giornali e venivo a conoscenza delle cose che mi riguardavano, di cio' che avevo detto al pm, leggevo i testi delle intercettazioni. Una volta ho chiesto al magistrato: 'Mi scusi perche' tutte queste cose escono sui giornali?' e lui: 'Mica le facciamo uscire noi'. E io :'E chi allora?'. Ancora adesso sono perplesso su questi metodi".




