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Dal bavaglio all'abbaglio

Appunto di Filippo Facci
di Tatiana Necchisabato 29 maggio 2010
Dal bavaglio all'abbaglio

1' di lettura

Le modifiche alla legge sulle intercettazioni proposte dal Pdl sono soltanto un’altra mano della pokerata complessiva: il governo è bravissimo a bluffare, far sparire e riapparire lodi, decreti blocca-processi. processi-brevi, ripristini dell’immunità parlamentare, ora questo disegno di legge. È da settimane che questo giornale irride i colleghi che fingono di stracciarsi le vesti: tranquilli, il governo non abolirà il giornalismo. Il punto, però, è che cosa resterà di questa norma, se la montagna cioè partorirà un bavaglino. Gli oppositori vorrebbero che fosse ritirata e basta: e sarebbe un errore mostruoso. Lo sarebbe altrettanto il partorire una norma troppo vaga e interpretabile: alcune modifiche vanno benissimo,  ma che cosa si intende, ad esempio, per quel «riassunto degli atti relativi a indagini» che ora è stato ripristinato? Qualsiasi articolo, in teoria, è già di per sé un riassunto. Anche un libro è un riassunto di un faldone giudiziario. La linea del Piave - questo pensiamo - dovrebbe essere realmente l’udienza preliminare, ciò che definisce le carte e intercettazioni che saranno ammesse a processo: perché è il processo che conta, non le indagini. E’ questo l’impianto culturale e giuridico che non entra nella crapa dei giornalisti italiani. Ed è questo a favorire indagini e gogne mediatiche che sorry, potete sbracciarvi a piacimento: ma restano un colabrodo unico al mondo.