Avevano promesso una "contro manovra" attentamente studiata dalla Consulta economica del partito, ma quello che è venuto fuori dalla manifestazione del Pd contro il piano anticrisi varato dal governo non sembra molto più di qualche slogan e tanti fischi. La protesta al Palalottomatica di Roma parte con un video, una sorta di blob di dichiarazioni del presidente del Consiglio, immagini dei ministri Maria Stella Gelmini e Giulio Tremonti, prima della chiusa finale riservata a Corrado Guzzanti che imita il ministro dell’Economia. Il tutto condito da fischi e commenti della platea contro Berlusconi. La parola passa poi al segretario Pier Luigi Bersani che in un lungo intervento ripete quanto detto nei giorni scorsi, slogan già sbandierati. "La manovra è ingiusta e sbagliata"; pagano i ceti più deboli mentre "gente che ha una ricchezza e un patrimonio come quelli di Berlusconi paga zero"; il governo scarica il peso dei sacrifici, dà "la pistola in mano alle Regioni e agli enti locali perché siano loro a sparare. E sparano al popolo, non alle quaglie". Non mancano le invettive contro il premier e il titolare dell'Economia. A Berlusconi Bersani dice: "Se non gli piace la Costituzione, se ne vada a casa". E riferendosi a Tremonti: "Voglio vederlo Robin Hood... che fine ha fatto?". Poi riconosce che bisogna mettere i conti a posto: "Lo so anch’io che adesso ci sono 24 miliardi da trovare", ma se si è arrivati a questo punto è perché per due anni il governo "ha continuato a dire che la crisi era solo psicologica, che c'erano spiragli, che noi stavamo meglio degli altri... A furia di spiragli e di soldi buttati via, come il regalino post-elettorale fatto con quel Consiglio dei ministri durato nove minuti e mezzo, ci siamo svegliati una mattina e abbiamo trovato che i conti non erano a posto". Anche gli altri Paesi europei sono dovuti intervenire ma, in questo caso, e solo in questo secondo Bersani, lo squilibrio dei conti è dovuto alle misure a sostegno degli investimenti o agli interventi per salvare le banche. Si fa presto a dire che "in questa manovra non c'è un’idea, saremo daccapo dopo qualche mese, dopo aver dato un’altra botta ai redditi bassi e agli investimenti. È una manovra sbagliata, depressiva e zoppicante". Più difficile invece è fare le attese "contro proposte". Meglio passare ad altro. L'orgoglio Pd - Dopo il video, i fischi, gli slogan e le critiche si chiude nel più classico dei modi. Un forte richiamo a quel che resta dell'orgoglio del Pd e all’impegno per i più deboli. "Cerchiamo di avere più fiducia nelle nostre forze, siamo un bel partito", dice Bersani alla platea, "dobbiamo solo essere più forti delle nostre debolezze perché la gente ha bisogno di noi". Il Pd "deve raggiungere i cittadini, portare le proprie idee", perché "saremo di fronte a dei mesi difficili". Dunque, ha sottolineato, "dobbiamo prenderci un impegno, ovunque operiamo: ci rimanesse un solo euro, ci rimanesse il fiato per una sola iniziativa, dobbiamo andare dai più deboli e dai più esposti. Chi perde il lavoro, chi è senza reddito, chi è a rischio esclusione. Non è solo una questione di solidarietà. Gli effetti della crisi rischiano di ottundere le coscienze e spegnere le speranze in una società più giusta e più umana. E senza un’idea di comunità non possiamo uscire dalla crisi". Allora "lavoro, regole, onestà, civismo, equità, futuro delle nuove generazioni e fiducia sono la nostra idea, sono i profondi valori di un grande partito come siamo noi". Parole, ancora parole.



