Il tema della giustizia torna a far discutere dopo che il pm di Milano, Fabio De Pasquale, ha sollevato un’eccezione di costituzionalità del lodo Alfano nel processo contro Mediaset su presunte irregolarità sulla compravendita di diritti televisivi che vede imputato, tra gli altri, anche il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Per De Pasquale, tra le altre cose rimarrebbero irrisolti svariati problemi che la Corte Costituzionale pose nel 2004 quando dichiarò illegittimo in parte il cosiddetto lodo Schifani-Maccanico sempre riguardante la sospensione del processo per le più alte cariche dello stato. Nel lodo Alfano, sottolinea il pm, non ci sarebbe “una definizione del concetto di alte cariche nel corpo della legge” mentre il riferimento è solo nel titolo. Nicolò Ghedini, uno dei legali di Silvio Berlusconi, nel motivare perché, ad avviso dei legali del premier, l'eccezione di costituzionalità sia da giudicarsi “manifestamente infondata e non rilevante”, ha ricordato come lo stesso presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, promulgando la legge, avesse precisato di essersi attenuto esclusivamente alla sentenza della Corte Costituzionale del 2004 che aveva sancito la parziale illegittimità del cosiddetto lodo Schifani-Maccanico. Sull'eccezione di incostituzionalità i giudici della prima sezione penale del tribunale di Milano si sono ritirati in camera di Consiglio per decidere. All'attenzione del collegio vi sono anche le richieste presentate da pressoché tutti i difensori degli altri imputati che hanno chiesto che il processo, in caso di applicazione del lodo Alfano, venga sospeso anche per i loro assistiti. Quella che si annuncia è una lunghissima camera di consiglio: il presidente del Collegio non ha voluto dare indicazioni sulla durata della loro riunione affermando anche, con una battuta ironica, che “è pronto anche ad andare in albergo”.



