Simone Di Matteo, l’Irriverente giornalista ed ex-viaggiatore di Pechino Express – Le civiltà perdute, ha trionfato nel corso della III edizione del Festival della Letteratura e delle Arti Visive
“Baiano in versi, tra l’eremo ed il cielo” intascando un nuovo (nonché l’ennesimo) successo. Il Giustiziere dei Vip, infatti, si è aggiudicato il primo posto nella sezione riservata alla poesia grazie al componimento Il canto del cigno e ha ricevuto un encomio speciale per il suo prezioso contributo all’arricchimento del patrimonio letterario-artistico e culturale nostrano.
Il canto del cigno è una lirica costituita da una forte componente simbolica e metaforica a cui si affianca, però, una rappresentazione altrettanto realistica. Come afferma il semiologo Renato Ongania, infatti, il quale ne ha redatto un’accurata analisi, un “cigno insanguinato è la figura centrale della poesia e si presenta come un simbolo di dolore, sofferenza e perdita. Non c’è ambiguità nel messaggio, tutto è ben codificato dall’immagine del cigno insanguinato. […] È il simbolo centrale della poesia, rappresentando la bellezza, la grazia, ma anche la morte e la sofferenza”.
D’altronde, Di Matteo si è da sempre contraddistinto per il suo stile ermetico e impenetrabile, ma allo stesso tempo raffinato, qualità che si ravvisano all’interno della sua produzione poetica e che gli hanno permesso di conquistare il podio della manifestazione patrocinata da WikiPoesia, l’enciclopedia che si occupa di premi di poesia e di poeti contemporanei. “La scrittura è sempre stata una parte integrante di me. – ha dichiarato in proposito l’autore - Ripongo molta fiducia nella potenza delle parole. […] Traggo ispirazione dalle mie e dalle esperienze degli altri, dai luoghi che ho vissuto, da ciò che osservo, dal bagaglio di turbamenti che anche io, come chiunque altro, mi porto dentro, da quegli incontri inaspettati che mi capita di fare, dalle avventure che intraprendo, dalle emozioni che quotidianamente provo, dalle gioie e dai dolori, dai successi e dai fallimenti”.
Un’allegoria, dunque, che attinge direttamente dalla realtà più intima dell’autore e che ha ricevuto il plauso della critica, compreso quello del poeta, filosofo e coordinatore della manifestazione Bartolomeo Theo Di Giovanni, il quale ha espresso grande ammirazione e ha annunciato l’ingresso in giuria di Di Matteo per il prossimo premio nazionale La Fontana del Cuore.




