“Per molti anni l’Italia ha affrontato il tema dell’acqua prevalentemente in una logica emergenziale, intervenendo quando la siccità era già in corso. Oggi possiamo dire che si sta cercando di costruire una strategia più strutturale di lungo periodo. Penso innanzitutto al decreto che abbiamo approvato sull’emergenza idrica e la siccità che ha introdotto sia la figura del con commissario straordinario nazionale per accelerare quelli che sono gli interventi e superare i ritardi burocratici e a questo si è affiancato il piano nazionale degli interventi infrastrutturali per la sicurezza del settore idrico che rappresenta uno dei più importanti strumenti di programmazione degli ultimi anni, direi da quando è nata la Repubblica, uno strumento del genere non si è mai avuto. Il piano ha individuato con il bando del 2024 circa 400 opere strategiche tra acquedotti, invasi, reti di adduzioni e sistemi di approvvigionamenti. Le domande hanno superato 12 miliardi di Euro. Nel 2025 è già stata finanziata una tranche con 954 milioni e adesso si sta lavorando per finanziare un’ulteriore tranche di circa 900 milioni di euro”.
Lo ha dichiarato Giorgio Maria Bergesio (Lega) vicepresidente della commissione Industria del Senato, intervenuto nel corso del Cnpr forum “Acqua, emergenza da gestire o risorsa su cui investire?” promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.
Lo stop alla politica dell’emergenza arriva da Patty L’Abbate (M5s) vicepresidente della commissione Ambiente della Camera: “La politica delle emergenze non va bene. Bisogna agire in termini di prevenzione. Ho presentato una proposta di legge sulla gestione della risorsa idrica che, insieme alla sicurezza energia, è una delle criticità più elevate in Italia e nel mondo. Non abbiamo sistemi aggiornati per gestire i nuovi fenomeni meteorologici con periodi lunghi di siccità e piogge torrenziali e improvvise. Di fronte a questa emergenza interveniamo sempre dopo, paghiamo il danno ma non mettiamo a punto una programmazione chiara. Le azioni da mettere in campo per assicurare la fornitura di acqua ai tre macrosistemi come le famiglie, le imprese e il comparto agricolo, che ne consuma il 70%, sono diversificate. Bisogna agire sulla decarbonizzazione e sull’adattamento evitando gli sprechi, considerando che nelle nostre condotte scontiamo il 45% di perdite. Poi il riutilizzo delle acque reflue, ad oggi vengono impiegate solo per il 4%, e la contabilità ambientale con la water footprint per considerare anche l'acqua indiretta nei prodotti. Per ultimo, i certificati blu, inseriti nella mia proposta di legge, come i certificati bianchi sono necessari per evitare gli sprechi della risorsa blu”.
Rivendica l’azione del governo Massimo Milani (FdI) segretario della commissione Ambiente a Montecitorio: “Abbiamo un Piano per le risorse idriche del 2018 che questo governo ha sostenuto e implementato con investimenti importanti grazie alle risorse del Pnrr con 4,5 mld di euro e a settembre dello scorso anno un primo stralcio di 1 mld per una visione di lungo periodo che richiede finanziamenti costanti. Risorse utilizzate per il 40% nel centro Sud dove c’è necessità di nuovi invasi oltre alla risistemazione e pulizia di quelli esistenti; oltre al decreto Siccità del 2023 con il quale il governo ha individuato un commissario e una cabina di regia interministeriale dedicata a questo tema e alle progettazioni, è stato dato un ruolo importante a Sogesid soggetto attuatore di questi interventi. Atti concreti che il governo ha introdotto costantemente con diversi progetti pilota e altri finanziati in ambito dei soggetti gestori di ambiti ottimali per il riutilizzo delle acque reflue domestiche e lo stesso vale per le imprese con una spinta costante all’innovazione e alla sensibilizzazione per la riduzione dei consumi di acqua attraverso l’implementazione di bacini di raccolta, di filtrazione e di depurazione. Tutte linee d’azione improntate all’economia circolare”.
Punta il dito sulle perdite della rete idrica Marco Simiani (PD) componente della commissione Ambiente della Camera dei deputati: “Dobbiamo distinguere due cose. Una è il tema della crisi idrica nel nostro Paese, per la quale esistono piani che sono stati approfonditi anche dal Commissario che ha cercato di individuare soluzioni adeguate ma anche quali siano le risorse da mettere in campo per mettere a sistema il comparto idrico italiano. C’è un costo di tre miliardi e mezzo di lavori in tutta Italia, di cui la maggior parte al Sud e nelle isole dove c’è una situazione più complicata. Ci sono città come Potenza che hanno quasi il 70 per cento di perdite e in Sicilia dove le perdite superano il 55 per cento. La media in tutta Italia si aggira intorno al 41 per cento di perdite. Altro aspetto fondamentale riguarda il tema dello spreco e del riutilizzo dell’acqua. Attraverso la depurazione potremmo riutilizzare l’acqua non soltanto in agricoltura ma anche per le attività industriali. C’è poi da considerare tutto il sistema di riconvogliamento delle acque piovane che noi potremmo lavorare non solo negli invasi ma anche nei sistemi industriali dove il riciclo dell’acqua potrebbe essere riutilizzato”.
Nel corso dei lavori, moderati da Anna Maria Belforte, il punto di vista dei professionisti è stato espresso da Elisabetta Polentini, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Roma, ha evidenziato come “il principio ‘chi inquina paga’ renda corretto attribuire alle imprese i costi del trattamento degli scarichi, sottolineando però la necessità di accompagnare la transizione ambientale con investimenti, innovazione tecnologica e sistemi intelligenti di monitoraggio. Ha richiamato l’importanza di soluzioni integrate, differenziate in base ai diversi settori produttivi, evidenziando anche le difficoltà economiche soprattutto per le PMI, tra costi elevati, rischi di perdita di competitività internazionale e carenza di competenze tecniche. Tra le possibili soluzioni ha indicato il ricorso alla finanza sostenibile, l’utilizzo di dati in tempo reale, l’introduzione di figure specializzate come i water manager e sistemi avanzati di controllo degli impianti industriali”.
Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “In Italia esiste il PNACC, il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, che individua le azioni necessarie per affrontare la crisi climatica. Tuttavia, la lentezza degli investimenti e un approccio ancora troppo emergenziale ci portano spesso a intervenire solo quando i bacini sono vuoti e si ricorre alle autocisterne. Oggi siccità e ondate di calore non sono più eventi eccezionali, ma fenomeni strutturali destinati ad aumentare. Per garantire sicurezza idrica e sostenere famiglie, agricoltura e industria serve una strategia chiara basata su tre priorità: riduzione delle perdite nelle reti idriche, modernizzazione dell’irrigazione agricola e riuso delle acque reflue. Su questi fronti la politica appare ancora troppo incerta”.




