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IA e quantum, Butti dal Vaticano: "La sfida è la sovranità tecnologica". E riceve la medaglia Magnifica Humanitas

giovedì 22 ottobre 2026
IA e quantum, Butti dal Vaticano: "La sfida è la sovranità tecnologica". E riceve la medaglia Magnifica Humanitas

6' di lettura

Al World Changers Summit il Sottosegretario rilancia la strategia italiana sulle tecnologie quantistiche, tra supercalcolo, cybersicurezza e autonomia industriale. Monsignor Staglianò gli consegna la medaglia “Magnifica Humanitas”. Prevista inizialmente anche la partecipazione del cardinale Parolin. Al centro del confronto, il futuro dell’uomo nell’era delle macchine intelligenti.

La prossima sfida tecnologica non si giocherà soltanto sulla potenza dei computer, ma sulla capacità degli Stati di controllare le infrastrutture strategiche e dell’uomo di mantenere il governo delle macchine. È il messaggio emerso oggi dalla Casina Pio IV, in Vaticano, dove il World Changers Summit “Multiverse of Trust in the Quantum Age”, promosso dall’IASC, ha riunito istituzioni, scienziati, imprese e rappresentanti del mondo religioso per discutere il futuro dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie quantistiche.

Tra i protagonisti Alessio Butti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione tecnologica e alla Transizione digitale, che ha illustrato la strategia italiana per rafforzare la sovranità tecnologica nazionale ed europea. Un intervento che arriva in una fase cruciale della competizione internazionale, mentre Stati Uniti, Cina ed Europa accelerano gli investimenti nelle tecnologie destinate a trasformare industria, difesa, sicurezza informatica e ricerca scientifica.

Nel corso dell'evento, Butti ha ricevuto la medaglia “Magnifica Humanitas”, consegnata da monsignor Antonio Staglianò, presidente della Pontificia Accademia di Teologia. Alla cerimonia era inizialmente prevista anche la partecipazione del cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità, che non ha potuto essere presente.

Il riconoscimento ha accompagnato una giornata dedicata a una questione che supera i confini della tecnologia: come garantire che sistemi sempre più potenti rimangano strumenti al servizio dell’essere umano, senza comprometterne libertà, dignità e capacità di decisione.

Butti: il quantum è una questione di sovranità nazionale

Per il Governo italiano, il quantum computing non è più soltanto una frontiera della ricerca. È una partita industriale e geopolitica.

Butti ha richiamato la Strategia italiana per le tecnologie quantistiche, adottata nel luglio 2025, con l’obiettivo di rafforzare le capacità nazionali di ricerca, sviluppare infrastrutture avanzate, formare nuove competenze e favorire la collaborazione tra università, imprese e istituzioni.

La posta in gioco è concreta: chi disporrà delle infrastrutture di calcolo, delle competenze e delle tecnologie più avanzate potrà contare su un vantaggio strategico nei settori chiave dell’economia e della sicurezza.

In questo scenario, l’Italia punta a consolidare una propria capacità tecnologica, senza rinunciare alle collaborazioni internazionali. Tra queste, quelle con operatori del settore come D-Wave e IonQ, considerate parte di un percorso di rafforzamento dell’ecosistema nazionale.

Il riferimento più recente è Volta B1, il computer quantistico basato sulla tecnologia del quantum annealing, inaugurato il 16 ottobre a Como. Un’infrastruttura che apre nuove possibilità di sperimentazione per ricercatori e imprese, soprattutto nei problemi di ottimizzazione complessa, dalla logistica alla pianificazione industriale, fino alla gestione dell’energia.

Un altro capitolo riguarda Q-Arca, il progetto allo studio con il Ministero della Difesa per integrare supercalcolo, intelligenza artificiale, tecnologie quantistiche, cybersicurezza ed energia.

L’obiettivo è sviluppare capacità strategiche in settori nei quali la dipendenza tecnologica dall’estero può tradursi in vulnerabilità economiche, industriali e di sicurezza.

La sovranità tecnologica, dunque, non significa isolamento, ma capacità di scegliere, sviluppare e governare le tecnologie dalle quali dipenderanno sempre più la competitività e la sicurezza del Paese.

Staglianò: il valore dell’uomo non si misura con quello delle macchine

Se Butti ha posto l’accento sulla dimensione industriale e strategica, monsignor Antonio Staglianò ha riportato il confronto alla sua dimensione etica.

Il punto non è soltanto capire quanto diventeranno potenti l’intelligenza artificiale e i computer quantistici, ma stabilire quali finalità dovranno perseguire.

La riflessione proposta dal presidente della Pontificia Accademia di Teologia si è concentrata sulla necessità di un dialogo tra scienza, coscienza e responsabilità. Una prospettiva nella quale il progresso non può essere valutato esclusivamente attraverso la velocità di elaborazione, l’efficienza economica o la capacità di automatizzare attività umane.

Anche Butti ha richiamato il tema della centralità della persona, sottolineando come il valore dell’essere umano non possa dipendere dalla sua capacità di competere con le macchine.

Una questione destinata a diventare sempre più urgente. Se l’intelligenza artificiale sarà in grado di svolgere attività oggi considerate esclusivamente umane, la dignità della persona non potrà essere misurata sulla base della produttività o delle prestazioni.

È su questo terreno che la medaglia “Magnifica Humanitas” assume un particolare significato nel contesto del Summit: il richiamo alla necessità di mantenere l’essere umano al centro della trasformazione tecnologica.

La Costituzione Post-Quantica: la proposta di Andreoli

Tra i temi al centro dell’incontro anche “The Post-Quantum Constitution – La Costituzione Post-Quantica”, il progetto promosso da Gabriele Pao-Pei Andreoli, presidente dell’IASC e fondatore del World Changers Summit.

L’iniziativa punta a individuare principi di riferimento per governare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, delle tecnologie quantistiche e della robotica, mettendo al centro i diritti fondamentali, la dignità umana e il bene comune.

Il problema è il divario crescente tra la velocità dell’innovazione e la capacità delle istituzioni di comprenderne e disciplinarne gli effetti.

L’intelligenza artificiale è già entrata nei processi produttivi, nei servizi e nei sistemi decisionali. Il quantum computing, pur trovandosi ancora in una fase di sviluppo, promette di modificare profondamente alcuni settori della ricerca scientifica, della sicurezza digitale e dell’industria.

Di fronte a questo scenario, la fiducia diventa un elemento essenziale. Non un semplice richiamo etico, ma una condizione da tradurre in regole, responsabilità, trasparenza e strumenti di controllo.

La Costituzione Post-Quantica si propone come contributo a questa riflessione: costruire un quadro di principi che accompagni l’aumento della potenza tecnologica con una maggiore capacità di governo e discernimento umano.

La sfida della cybersicurezza: prepararsi all’era post-quantistica

Tra le questioni più delicate emerse dal confronto c’è quella della sicurezza informatica.

Lo sviluppo dei computer quantistici potrebbe mettere in discussione, in prospettiva, alcuni dei sistemi crittografici oggi utilizzati per proteggere comunicazioni, transazioni finanziarie, informazioni riservate e infrastrutture critiche.

Il rischio non è soltanto futuro. La possibilità che dati cifrati oggi vengano conservati per essere decifrati quando saranno disponibili computer quantistici sufficientemente potenti rende già attuale la necessità di preparare la transizione verso la crittografia post-quantistica.

Per governi, imprese e amministrazioni pubbliche, la questione riguarda direttamente la resilienza digitale e la protezione delle informazioni strategiche.

In questo contesto, il quantum non rappresenta soltanto una nuova opportunità di calcolo, ma anche un fattore destinato a incidere sugli equilibri della cybersicurezza e della sicurezza nazionale.

La capacità di sviluppare competenze, infrastrutture e sistemi di protezione adeguati sarà quindi parte integrante della sovranità tecnologica europea.

Intelligenza artificiale e quantum: chi governerà il futuro?

Il confronto in Vaticano ha messo in evidenza una contraddizione destinata a segnare i prossimi anni: mentre le tecnologie diventano sempre più potenti, cresce il rischio che la loro evoluzione proceda più rapidamente della capacità delle istituzioni e della società di governarle.

L’intelligenza artificiale promette maggiore produttività, nuovi strumenti per la ricerca e servizi più efficienti. Ma solleva anche interrogativi sul futuro del lavoro, sulla concentrazione del potere tecnologico e sull’autonomia delle decisioni umane.

Il quantum computing apre prospettive altrettanto importanti, dalla simulazione di sistemi complessi all’ottimizzazione industriale, ma richiede investimenti, competenze altamente specializzate e una visione strategica di lungo periodo.

La competizione internazionale si gioca dunque su due piani.

Il primo è quello delle infrastrutture, dei capitali, dei brevetti e delle competenze. Il secondo, meno visibile ma altrettanto decisivo, riguarda la capacità di definire regole e principi che impediscano alla tecnologia di trasformarsi in uno strumento di concentrazione incontrollata del potere.

È qui che il dialogo tra istituzioni, scienza e spiritualità assume una dimensione politica e culturale.

Non si tratta di contrapporre progresso e valori umani, ma di riconoscere che la capacità di costruire macchine sempre più intelligenti non coincide automaticamente con la capacità di utilizzarle in modo responsabile.

Dal Vaticano un messaggio: la sovranità tecnologica è anche una questione di libertà

Il World Changers Summit ha cercato di portare questa discussione oltre i confini dei laboratori e delle aziende tecnologiche.

La presenza delle istituzioni, della comunità scientifica e del mondo religioso ha evidenziato la necessità di affrontare insieme le implicazioni economiche, sociali e morali della nuova rivoluzione tecnologica.

Il percorso promosso dall’IASC proseguirà con “Spirit of Quantum”, il prossimo appuntamento dedicato al rapporto tra evoluzione tecnologica, coscienza e responsabilità.

Dalla Casina Pio IV emerge così una questione che riguarda direttamente il futuro dell’Italia e dell’Europa.

La sovranità tecnologica non si esaurisce nella disponibilità di computer più potenti, infrastrutture avanzate o algoritmi sofisticati. Significa anche poter decidere autonomamente come utilizzare queste tecnologie, quali interessi tutelare e quali limiti stabilire.

Perché nell’era dell’intelligenza artificiale e del quantum computing la vera sfida non sarà soltanto costruire macchine capaci di fare sempre di più, ma conservare la libertà umana di decidere che cosa debbano fare e per quale scopo.