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Maria Rosaria Boccia? Imbarazzo a "La Stampa": ecco cosa pubblicano

di Pietro Senaldimercoledì 11 febbraio 2026
Maria Rosaria Boccia? Imbarazzo a "La Stampa": ecco cosa pubblicano

4' di lettura

Maria Rosaria Boccia, chi era costei? La donna dello scandalo, l’assistente gratuita di Gennaro Sangiuliano al ministero della Cultura, l’eroina pompeiana alla quale si è appesa la sinistra nella speranza di far cadere il governo di Giorgia Meloni.

Un’operazione che contava su una robusta spinta della stampa amica, che ha naturalmente risposto “presente” in coro. Quando, un anno e mezzo fa, sul finire dell’estate Sangiuliano comunicò a Boccia che non le avrebbe fatto il contratto promesso di consulenza per grandi eventi del Collegio Romano e troncò la relazione sentimentale in corso, la donna si scatenò.

Violenze private, scenate, stalking, pedinamenti documentati sui social, finte apparizioni al festival del Cinema, dove il ministro era presente in veste ufficiale, interviste a giornali e televisioni, maldicenze, irruzioni in Parlamento con occhiali scuri che nascondevano microfoni e videocamera. I segni di squilibrio dell’imprenditrice campana, con tanto di finta laurea millantata ed ex marito che la descriveva come un’invasata, «un annodi matrimonio mi è bastato e avanzato», erano stati subito evidenti.

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Eppure la stampa anti-governativa, e anche quella che si vanta di essere imparziale, si innamorò perdutamente di questa donna, più ancora del ministro, delle sue promesse e di quello che, dandole microfono aperto, poteva accadere. Fu descritta come una vittima dell’arroganza maschile del potere, una donna illusa e tradita, un cuore infranto in cerca di rivalsa.

Piazza Pulita la ospitò, prestandosi a fare da piattaforma alle sue affermazioni, nelle quali la donna arrivò a descriversi come vittima di una persecuzione mediatica e a confessare che, a causa del comportamento del governo e del ministro, viveva in una situazione disagiata.

«Ho fatto tutto questo per far capire agli italiani che non sono una millantatrice, la mia nomina è stata strappata da qualcuno che non faceva parte del governo», disse quando Corrado Formigli provò a metterla in difficoltà, rifiutandosi di rispondere sui passaggi più delicati, in quanto sotto inchiesta. Report fece da gran cassa allo scandalo, divulgò in prima serata la telefonata privata nella quale la moglie chiedeva a Sangiuliano di non mettere sotto contratto Boccia, plausibilmente fornita dalla donna stessa, che l’aveva registrata a tradimento. Poi, dopo l’umiliazione pubblica della consorte, giornalista Rai e collega del conduttore Sigfrido Ranucci, si arrivò a quella del ministro, con tanto di inquadrature da ogni posizione e zoomate sulla profonda ferita alla testa che la virtuosa collaboratrice gli aveva procurato durante una discussione animata. Si distinse Carta Bianca, con la Berlinguer che si rifiutò di dare le domande in anticipo a Maria Rosaria, che scappò dallo studio Mediaset, e rinunciò alla ghiotta intervista. Particolare che ci fa supporre che, in altri casi, altri conduttori si siano comportati diversamente.

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Ma anche la carta stampata fece la sua parte. Il Corriere della Sera, quando lo scandalo deflagrò, gli dedicò più pagine di quelle riservate alla guerra in Ucraina nel giorno dell’invasione da parte dell’Armata Rossa. Venne pubblicata la foto della riunione di Ferragosto che il ministro aveva fatto con i direttori generali del dicastero, spacciando la bionda vicino a Sangiuliano come Maria Rosaria, invece era la capa del personale. La Stampa fece di più: una doppia pagina di intervista nella quale la pompeiana era trattata come la Madonna, la bocca della verità a cui abbeverarsi.

«Vi dico tutto sul caso Sangiuliano. Il ministro è sotto ricatto», era la tesi esplicitata dalla donna, che voleva cementare nell’opinione pubblica l’immagine di un rapporto conflittuale con il ministro e di un governo in scacco, che il quotidiano torinese rilanciò acriticamente. Boccia si descrisse come vittima di sessismo e affermò che tutte le spese sostenute per lei erano pagate dal ministero, quando invece è stato poi provato il contrario. «Ascoltavo il governo al telefono con Gennaro, uscirà altro», scriveva Repubblica, rilanciando e caricando le accuse della donna e descrivendo minuziosamente le sue otto missioni al seguito del ministro.

E oggi? Boccia è stata rinviata a giudizio con l’accusa di stalking, lesioni, interferenze illecite nella vita privata, diffamazione e false dichiarazioni nel curriculum. Prima udienza, a ottobre. Se i giudici avranno la mano pesante, la signora potrebbe rimediare anche una condanna a sette-otto anni. La stampa e le televisioni che hanno cecchinato il ministro però quasi non se ne sono accorte.

Un’apertura nelle pagine dietro, per chi ha voluto salvare le apparenze. Un boxino da parte della Stampa, la grande accusatrice. Repubblica è stata graziata dallo sciopero dei giornalisti; ieri non era in edicola, si accettano scommesse se oggi provvederà. Il Fatto Quotidiano non registra il fatto. Il Domani ci penserà forse un altro giorno.

Niente di cui stupirsi, Boccia è stata usata allo scopo di costringere alle dimissioni un ministro che stava facendo un ottimo lavoro. Certo, si è rivelata inaffidabile e anche passibile di procedimento giudiziario, ma tanto chi ne ha cavalcato le vicissitudini, le mattane e le violenze, questa cosa l’aveva messa in conto fin dal primo momento. Quel che contava era sparare fango su Sangiuliano. Poi, molti colleghi nel farlo si sono sporcati la giacca, ma nessuno ha intenzione di ripulirsela. Figurarsi di chiedere scusa.