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Referendum, abbiamo pagato il comitato del "No": che fine hanno fatto quei soldi?

di Tommaso Lorenzinimercoledì 18 febbraio 2026
Referendum, abbiamo pagato il comitato del "No": che fine hanno fatto quei soldi?

4' di lettura

Mancano 32 giorni al referendum del 22-23 marzo sulla separazione delle carriere dei magistrati e, a meno di una improvvisa e inattesa disclosure (termine familiare agli ufologi, che indica lo svelamento della verità sulla faccenda: ma qui non si parla di oggetti volanti, quanto di politica terra-terra, anche se a volte si rasenta la fantascienza), forse non sapremo mai quanti soldi ha raccattato il “Comitato Giusto dire No” costituito a fine estate in vista del referendum. La richiesta l’ha presentata il capo di gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi, in un documento indirizzato al presidente dell’Anm Cesare Parodi, in cui si sottopone alle valutazioni dell’Associazione «l’opportunità di rendere noto alla collettività, nell’ottica di una piena trasparenza, gli eventuali finanziamenti ricevuti dal Comitato da parte di privati cittadini». La missiva solleva il caso di «un potenziale conflitto tra magistrati in servizio iscritti all’Anm e privati sostenitori» del “Comitato Giusto dire No” che «finirebbero per praticare una forma di finanziamento indiretto dell’Anm».

COME FUNZIONA
Apriti cielo, l’arco politico sinistro si è ribellato a quella che hanno bollato come «intimidazione» (parola usata da vari senatori del Pd), «lista di proscrizione» (Fratoianni), «violazione della privacy» (Giuseppe Conte). Sebbene Matteo Salvini li incalzi sostenendo che «è giusto sapere chi finanzia sia i Comitati del Sì, sia quelli del No». Il presidente dell’Associazione magistrati, Cesare Parodi, ha buttato là le sue controdeduzioni, serafico: «Non sono nelle condizioni di rispondere» alla richiesta di Bartolozzi «in quanto il Comitato in questione è solo stato promosso dall’Anm, ma è soggetto, anche giuridico, assolutamente autonomo», precisando che sul sito del Comitato «è riportata in modo trasparente ogni cosa, compreso lo Statuto». Un soggetto «assolutamente autonomo» dunque... Strano, perché al fine «di promuovere la vittoria del No (...), il Comitato darà attuazione alle direttive generali fissate dal Comitato Direttivo Centralle dell’Associazione Nazionale Magistrati». Virgolettati presi direttamente dall’articolo 1 dello stesso Statuto citato da Parodi: alla faccia dell’autonomia.

Però noi, confidando in Parodi, abbiamo donato: 10 euro sono finiti nelle casse del “Comitato Giusto dire No”. Tutto semplice, asettico: siamo andati col telefono nell’apposita sezione sul sito, abbiamo spuntato la casella “10 euro” fra le quattro opzioni disponili (10, 20, 50, 100), spuntato le caselle per l’accettazione dell’informativa sulla privacy e la dichiarazione di «non ricoprire attualmente incarichi politici e di partecipare alla donazione in qualità di privato cittadino» e via. Il sistema ci ha indirizzato alla schermata di pagamento, modalità a scelta fra carta di credito e Paypal e tac, tutto finito: notifica via mail e soldi arrivati. A chi? Al “Comitato nazionale a difesa della costituzione per il No nel referendum”.

Buon viaggio, 10 euro: destinazione? Ignota. Sì perché nessuno sa a quali altre donazioni andranno a far compagnia i nostri soldi. E nessuno lo saprà mai perché il meccanismo concepito a norma di legge può consentire al Comitato di disporre del denaro versato senza dover rendere pubblico chi ha aperto il portafogli. La normativa sulla privacy garantisce l’anonimato: il donatore che vuole sapere chi ha in mano i propri dati personali, automaticamente forniti al momento della sottoscrizione, potrà sapere chi è inviando una richiesta via mail. Mentre, ai fini politici, resta il buco nero dinon sa chi ha consegnato i propri soldi a un organismo che fa capo all’Anm e dove vanno, questi quattrini. Quanti sono? Perché non viene fornito un aggiornamento giornaliero sul totale raccolto? Il denaro serve per la campagna referendaria, ma, se a referendum concluso avanza una cifra, che uso ne verrà fatto? Nello Statuto non c’è alcun cenno, ma tutto rispetta l’ordinamento giuridico. Come?

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SPAZZACORROTTI
La legge per i partiti (3/2019) impone la pubblicazione dell’elenco dei soggetti che hanno erogato finanziamenti o contributi di importo superiore a 500 euro annui. L’hanno voluta i grillini, l’hanno chiamata “Legge Spazzacorrotti”. Per estensione le norme dei partiti si sono sempre applicate ai comitati referendari ma, in questo caso, il “Comitato Giusto dire No” fa capo a un direttivo di persone che non ricoprono né hanno ricoperto incarichi politici: quindi sono al riparo da ogni contestazione. L’iniziativa viene esplicitamente appoggiata dai partiti di sinistra? Non influisce: qui si fa politica senza essere politici. E, se saltasse qualche scheletrino fuori dall’armadio, la tipologia delle donazioni tiene comunque il “Comitato Giusto dire No” fuori dai guai. Come detto, sono previste donazioni da 10, 20, 50, e 100 euro: l’obbligo di legge di rendere noto chi dona parte da 500 in su... e il gioco è fatto. Chi saranno i più generosi? Noi non lo sappiamo, chi gestisce i dati sì. Certo, come prevede il procuratore Gratteri, «voteranno per il No le persone perbene»...

AMBIGUITÀ
Il senatore Gasparri punzecchia il prof. Enrico Grosso, presidente onorario del “Comitato Giusto dire No”, invocando trasparenza e un palese rischio di “conflitto di interessi”, espressione che per decenni è stata parola d’ordine a sinistra: «Se una persona sottoposta a un processo versasse dei soldi a questo Comitato potrebbe poi trovarsi di fronte a un giudice che fa parte del Comitato stesso e che potrebbe essere indotto a generosità nei confronti di un sottoscrittore». Ma tant’è... I dati emersi raccontano finora che l’Anm ha stanziato 800mila euro per sostenere il Comitato: a un primo intervento da 500mila euro se ne sono aggiunti a fine gennaio altri 300mila. La mobilitazione fra i cittadini ha raccolto oltre 500mila firme, dando diritto ai promotori di chiedere il rimborso elettorale: ipotizzando che tutti coloro che hanno firmato abbiano anche versato un contributo, si capisce come la cifra in mano al Comitato potrebbe davvero avere dimensioni ragguardevoli, denaro gestito nel più stretto riserbo. E pensare che abbiamo contribuito pure noi...

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