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Ceccarelli, "un'articolazione dell'Anm": la giudice inchioda Parodi, l'ultima menzogna

di Roberto Tortoragiovedì 19 febbraio 2026
Ceccarelli, "un'articolazione dell'Anm": la giudice inchioda Parodi, l'ultima menzogna

2' di lettura

Il referendum sulla giustizia si avvicina e il dibattito si accende. La giudice Natalia Ceccarelli, toga alla Corte d’appello di Napoli e componente del direttivo dell’Associazione nazionale magistrati, smonta la versione ufficiale e accende la miccia dentro la magistratura: “Altro che organismo indipendente. Ma quale organo autonomo. Il Comitato per il No è un’articolazione dell’Anm”.

Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Cesare Parodi, aveva replicato alle richieste di chiarimento del ministro della Giustizia Carlo Nordio – tramite la capa di gabinetto Giusi Bartolozzi – sostenendo che il Comitato “è soggetto, anche giuridico, assolutamente autonomo”. Ma per Ceccarelli la realtà è un’altra: “Nello statuto del Comitato è scritto chiaramente che esso dà esecuzione alle direttive impartite dal Comitato direttivo centrale (Cdc) dell’Anm. C’è quindi un vincolo funzionale”.

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Non solo. Capitolo soldi. “La sua base economica (…) è in origine rappresentata da ben 500mila euro stanziati dall’Anm, ai quali se ne sono poi aggiunti altri 300mila sempre dall’Anm”. Totale: un fiume di denaro dell’associazione per la battaglia referendaria. Altro che struttura spontanea.

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Ceccarelli e il collega Andrea Reale rivendicano di aver chiesto chiarezza: “Abbiamo chiesto chiarimenti su entrate e spese del Comitato. Perché i fondi ormai sembrano avere un’unica destinazione, il referendum, mentre gli scopi dell’Anm sono molteplici e quello referendario è soltanto uno, contingente e occasionale”. Sulla richiesta di conoscere i finanziatori, dopo l’interrogazione del deputato Enrico Costa, Parodi parla di tutela della privacy. Ma la giudice non ci sta: “Si pone un chiaro problema di trasparenza dei finanziamenti e non credo che la privacy del donante possa essere opposta per paralizzare questo discorso”.

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E poi l’affondo finale: “Se noi magistrati ci fossimo autoriformati non si sarebbe giunti a questa riforma da parte della politica”. Parole che pesano come macigni dentro il palazzo di giustizia. Ceccarelli non ne fa un problema politico, ma giuridico, e afferma: “Non commento le dichiarazioni del ministro Nordio né di altri esponenti politici. Nel momento in cui ho deciso di dichiarare la mia posizione per il Sì mi sono imposta di restare fuori dalle polemiche politiche e di approcciarmi alla campagna referendaria come si conviene a un tecnico del diritto”.