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Referendum, "lettera delle toghe per chiedere più soldi": ultimo clamoroso caso

di Tommaso Montesanogiovedì 19 febbraio 2026
Referendum, "lettera delle toghe per chiedere più soldi": ultimo clamoroso caso

2' di lettura

Una lettera rivolta al ministero della Giustizia «per chiedere l’adeguamento delle retribuzioni di più di 40 magistrati». Tutti in servizio, a partire dai componenti togati, al Consiglio superiore della magistratura. A rivelarlo, nel giorno in cui l’organo di autogoverno della magistratura è al centro dello scontro politico, è il capogruppo di Forza Italia al Senato, Maurizio Gasparri. La missiva sarebbe stata spedita il 16 febbraio. «Non è proprio un esempio virtuoso in un momento così delicato», aggiunge Gasparri, per il quale «i trattamenti economici» delle toghe sono «già molto elevati».

La maggioranza respinge la lettura della sinistra sulle parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al Csm. Si è trattato, tira le somme Antonio Tajani, di un invito rivolto «a tutti». E in questi «tutti», il vicepresidente del Consiglio vede soprattutto quei «magistrati che hanno incarichi di grande responsabilità». Come Nicola Gratteri. Il procuratore di Napoli, ricorda, che nei giorni scorsi si è lasciato andare a «un linguaggio non consono al ruolo che ricopre». Un riferimento alle parole pronunciate all’indirizzo dei sostenitori del Sì al referendum.

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«L’impegno di tutti deve essere quello di favorire il dialogo tra le istituzioni sulla base del rispetto reciproco e nell’interesse supremo del bene degli italiani. Interesse che, infatti, ci ha guidati nella riforma della giustizia, che a breve sarà valutata dal popolo italiano, e che riteniamo renderà più equa, credibile e libera da condizionamenti la magistratura stessa», afferma il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami.

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L’opposizione sfrutta le parole del capo dello Stato per colpire il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, nei giorni scorsi molto duro sul Csm. «Le polemiche, gli attacchi avevano superato il livello di guardia, addirittura avevano coinvolto il ministro della Giustizia. C’è un invito da parte di Mattarella a rispettare l’autogoverno della magistratura e a tutte le istituzioni di abbassare i toni», dice infatti il leader del M5S, Giuseppe Conte. Lo stesso canovaccio utilizza il senatore del Pd Marco Meloni: «Dopo le accuse infamanti indirizzate nei giorni scorsi dai più alti vertici istituzionali all’organo di autogoverno della magistratura, sentiamo di dover essere grati al capo dello Stato». Insomma: Mattarella ha ripreso solo Nor dio. È l’antipasto dell’intervento della segretaria del partito, Elly Schlein, per la quale il discorso Mattarella è stato di «altissimo profilo». «In particolare» quando ha «ricordato il necessario rispetto reciproco tra le istituzioni per il bene del Paese». «La funzione del Presidente è proprio quella di prevenire i rischi democratici», èinvece la lettura di Romano Prodi.

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Dalla maggioranza, il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ricorda che sul finanziamento del Comitato del No Nordio «si è limitato a veicolare la richiesta» di un parlamentare in sede di sindacato ispettivo in nome della «massima trasparenza».