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Anm, ecco come si sono presi le 4 poltrone-chiave: il caso che spiega tutto

martedì 24 febbraio 2026
Anm, ecco come si sono presi le 4 poltrone-chiave: il caso che spiega tutto

2' di lettura

Alla fine, contano solo le correnti. C'è un caso-limite, riproposto dal Tempo, che forse spiega meglio di qualsiasi altro ragionamento i meccanismi che governano il più alto livello della giustizia, il Consiglio superiore della magistratura.

Il Csm, presieduto dal Capo dello Stato e organo di autogoverno delle toghe, è composto da 20 membri togati e 10 laici. "Un rapporto di due a uno che resterà invariato anche con la riforma", sottolinea il quotidiano romano diretto da Daniele Capezzone. Il problema è proprio dato dal modo in cui giudici e magistrati fino a oggi hanno scelto i loro rappresentanti. "Occorre appartenere a una delle correnti dell’Associazione nazionale magistrati. Occorre essere 'messi in lista'. Senza corrente, non si entra".

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Basta dare un'occhiata a quanto accaduto nel 2018: "Per i quattro posti da assegnare ai pubblici ministeri vi erano solo quattro candidati. Uno per corrente (Area, la corrente di sinistra, Unicost, quella di centro, Magistratura indipendente, quella di destra, e Autonomia&indipendenza, quella di Piercamillo Davigo". Il quotidiano nota come "sarebbe bastato votarsi da soli per essere eletti". Un voto-farsa, insomma.

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Dopo l'esplosione dello scandalo Palamara-Gate, l'annunciata riforma anti-correnti strombazzata dall'allora ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, grillino, partì tra le fanfare ma si arenò subito e non ripartì mai davvero nemmeno con la nuova Guardasigilli, Marta Cartabia, già presidente della Corte costituzionale. L'attuale legge elettorale in vigore, anziché favorire i magistrati indipendenti, pare aver sortito l'effetto opposto: "Su 20 posti, ben 19 sono andati a candidati espressione diretta delle correnti. Dei quasi 45 indipendenti che si erano candidati, solo uno è riuscito a entrare. Il risultato? Le correnti si sono riprese il Csm. E con gli interessi", con l'unico risultato di aver cancellato proprio i "davighiani" di Autonomia&Indipendenza. Ecco dunque, conclude il quotidiano, spiegato perché l’Anm difende con tanta forza lo status quo e considera il sorteggio del Csm una minaccia letale. 

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