Alessandro Sallusti, ex direttore responsabile del Giornale, oggi è il frontman del comitato del "Sì" al prossimo referendum sulla giustizia che - come dice lui stesso -, plasmerà "il futuro dell'Italia dei prossimi 20 anni". Ebbene, oltre a ricordare chi si è schierato con sinistra e toghe rosse - Enzo Iacchetti e Manuel Agenlli, per citarne alcuni - e chi con liberali e riformisti - per esempio Augusto barbera e Giuliano Pisapia - il giornalista ha raccontato anche un episodio spiacevole che lo ha visto - suo malgrado - protagonista insieme a Nicola Gratteri, principale volto del "No".
Ci troviamo a DiMartedì, il salotto televisivo di La7 di casa Giovanni Floris. Sallusti, ospite della trasmissione, ha incrociato nel dietro le quinte il procuratore Nicola Gratteri. Come ha spiegato il giornalista a La Verità, gli ha allungato la mano per salutarlo e porgergli una banale "Buona sera dottore". Lui, però, lo ha guardato con disprezzo: "Io a lei non solo non le stringo la mano, ma neppure la saluto perché lei è un mascalzone. Io e lei facciamo i conti dopo il 23 marzo". Curiosamente, una frase molto simile a quella pronunciata dallo stesso Gratteri ai giornalisti del Foglio. In quel caso, però, si era difeso sostenendo che stesse scherzando. A quel punto, Alessandro Sallusti si è chiesto: "Possiamo fidarci di un pm che minaccia un cittadino per questioni politiche e di libertà di critica?". In questo caso, al contrario, non una frase banale. Non un referendum banale.




