Dalla vittoria del No al referendum sulla giustizia, esce "travolta un'intera classe dirigente dell'avvocatura, impegnata in una irresponsabile campagna di violenta delegittimazione della magistratura, in ciò spesso alleata con le posizioni più estreme e non di rado volgari": a scriverlo sui social Luca Poniz, ex presidente dell'Anm e ora sostituto procuratore generale a Milano.
"Quale sia il destino dei dirigenti delle camere penali - ha aggiunto il magistrato milanese - è un problema che riguarda loro", tenuto conto che "si tratta della ulteriore conferma di una scarsa rappresentatività", come la "già nota modesta rappresentatività numerica (4% della avvocatura)". Per Poniz le associazioni degli avvocati "si sono mostrate per almeno 25 anni fortemente collaterali a posizioni politiche chiare, ed in questa campagna elettorale ciò è emerso con evidenza". I dirigenti della "avvocatura istituzionale", poi, "non hanno esitato a trascinare l'intero ceto forense" in una "campagna faziosa e non di rado violenta". E ancora: "Se esistesse anche un minimo di sensibilità istituzionale, domani stesso ci si attenderebbe dimissioni da parte di chi ha speso impropriamente ruoli di rappresentanza". Insomma, Poniz invoca vere e proprie purghe per i magistrati "dissidenti" e che si sono schierati a favor del Sì.
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"Secondo me non è un qualcosa di politico. Io sicuramente non ho mai avuto atteggiamenti di questo tipo e co...Poniz, poi, ha aggiunto che è un "problema di tutti cosa sarà dell'avvocatura istituzionale". I dirigenti - si legge ancora nel post che è subito circolato tra gli avvocati milanesi - hanno portato avanti una campagna "violenta", anche "in nome di avvocati che certo quel mandato non hanno mai conferito, come raccontano i tanti coraggiosi avvocati che si sono sottratti ad un'operazione davvero sconcertante per l'insensibilità istituzionale che dimostrava". Le camere penali, ha proseguito il magistrato, sono state "ancora una volta battute su un tema che è diventato una ossessione e agitato come slogan, come esattamente ha compreso chi ha detto No". I magistrati, ha scritto Poniz, "continueranno a svolgere il loro alto compito, avendo un solo 'padrone': la Costituzione della Repubblica! Grazie alle cittadine e ai cittadini". Per lui, quindi, quasi 14,5 milioni di cittadini "hanno detto No a un chiaro disegno politico che mirava all'indebolimento della Magistratura". Il risultato "è straordinario ed è il frutto di una caparbia, seria, rigorosa informazione che la magistratura è riuscita a fare", anche grazie al "prezioso apporto di professori, avvocati, associazioni". Si tratterebbe, a suo dire, di una "dimostrazione di grande fiducia".
Non è tardata ad arrivare la replica degli avvocati milanesi, che si sono detti sconcertati: l'Ordine degli Avvocati di Milano "esprime sconcerto e preoccupazione in relazione ad alcune esternazioni del dottor Luca Poniz, sostituto procuratore generale presso la Corte d'Appello di Milano e già Presidente dell'associazione nazionale magistrati". E ancora: "L'Ordine ribadisce come la cultura della giurisdizione si indebolisca ogni volta che il confronto scivola nella contrapposizione, addirittura nella denigrazione di una categoria, e si comprometta quando si evocano logiche di resa dei conti, tanto più se affidate ai social - si legge nella nota diffusa dai rappresentanti dell'avvocatura -. Il rapporto tra avvocatura e magistratura è, per sua natura, dialettico, ma deve restare fondato su rispetto, lealtà e verità. È su questo terreno che si tutela davvero la giustizia. Ed è qui che il confronto deve continuare. Fuori da questo perimetro, ci si espone a una deriva che la nostra civiltà giuridica non può permettersi. Quel che occorre è un dialogo sereno e costruttivo. I problemi della giustizia sono sul tavolo e con serietà vanno affrontati e risolti".




