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Milano Cortina, la Consulta boccia la Procura

"Inammissibili" i dubbi sollevati dai magistrati sulla natura giuridica della Fondazione olimpica
di Enrico Paolivenerdì 17 luglio 2026
Milano Cortina, la Consulta boccia la Procura

2' di lettura

La Procura di Milano perde un’altra battaglia. Stavolta il mattone tolto dal muro tirato su dai magistrati del capoluogo lombardo, impegnati a indagare su urbanistica e vendita dello stadio di San Siro, riguarda le recenti Olimpiadi invernali di Milano Cortina. Per la Corte costituzionale sono «inammissibili» le questioni sulla norma interpretativa che esclude la qualifica di organismo di diritto pubblico per la Fondazione Milano-Cortina.

Le questioni sollevate dai magistrati della procura milanese riguardavano l’articolo 11 del decreto legge relativo alla disciplina della Fondazione, alla quale sono state affidate le attività di gestione, organizzazione, promozione e comunicazione degli eventi sportivi relativi ai Giochi olimpici e paralimpici invernali, ospitati in Italia nel 2026, ed erano state sollevate dal gip di Milano nell’ambito di un’indagine penale nel quale erano ipotizzati, tra gli altri, i delitti di corruzione propria e di turbata libertà degli incanti, con riferimento ad alcune procedure svolte sul mercato per procurare alla Fondazione Milano- Cortina servizi da parte di terzi offerenti. La Corte ha dichiarato l’inammissibilità delle censure perché «basate su un’erronea ricostruzione del quadro normativo che ridonda in un’erronea o incompleta individuazione dell’oggetto delle questioni», spiega Palazzo della Consulta.

«Al di là degli aspetti giuridici, credo che questa vicenda apra una riflessione più ampia. I grandi eventi hanno bisogno di regole certe, responsabilità chiare e modelli di governance capaci di coniugare trasparenza, efficienza e rapidità decisionale. Ma c’è anche una lezione più generale», sottolinea l’assessore allo Sport del Comune di Milano, Martina Riva, «in Italia, troppo spesso i grandi eventi vengono guardati con diffidenza, quasi fossero un problema da gestire anziché un’opportunità da cogliere. Io continuo a pensare il contrario: se progettati con serietà, trasparenza e una visione di lungo periodo, rappresentano uno straordinario motore di crescita, innovazione, rigenerazione urbana e attrattività internazionale. Non dovrebbero spaventarci, ma spingerci ad alzare l’asticella».