La vicenda che segue ci può dire molto sui rapporti tra i poteri pubblici oggi in Italia. A dirla tutta, anzi, ci può mostrare dove risiede il vero potere della nostra Repubblica. Beninteso: è una vicenda dove tutto è sostanzialmente e proceduralmente corretto: e però, alla fine, chi avrà avuto la pazienza di seguirne gli sviluppi, resterà perplesso, con in bocca un retrogusto un po’ amaro, come se un qualche dettaglio fosse sfuggito. E dunque: nel 2025, decidendo su ricorsi dell’Associazione nazionale magistrati, due sentenze del Consiglio di Stato stabiliscono che i criteri utilizzati dall’Istat per calcolare gli adeguamenti triennali (2018-2021) delle retribuzioni dei magistrati non erano conformi a ciò che stabilisce la legge. Il Governo dovrà perciò provvedere al ricalcolo e alla restituzione degli arretrati. La cifra in ballo è notevole, forse non un miliardo di euro come si è detto inizialmente, comunque qualche centinaio di milioni complessivi, per circa undicimila magistrati. Il Governo prende tempo. Del resto, già nel 2025 erano momenti complicati, con molte categorie in sofferenza e scarse risorse a disposizione. Sopravviene il 2026. Anm (ma lo si dice così, per inciso) ha nel frattempo trionfato al referendum di marzo. Decide comunque di passare subito all’incasso, ottenendo il risultato prefigurato con le sentenze.
Giorgia Meloni insultata dal magistrato Di Cicco: "Nana borgatara"
Altro scandalo togato. "La nana borgatara non ha tempo per firmare un decreto. Ci penserà un commissario ad ...Promuove, così, delle «azioni di ottemperanza», quelle che servono a costringere la pubblica amministrazione a dare esecuzione a sentenze sfavorevoli. Ora: è scortese dire che la vittoria elettorale avrebbe potuto consigliare ai vincitori un poco di calma e prudenza? In fin dei conti l’azione in ottemperanza si prescrive in dieci anni... Fatto sta che i ricorsi in ottemperanza vengono presentati, appunto con l’obbiettivo, del tutto legittimo, di costringere l’amministrazione statale a versare il dovuto. I magistrati, manco a dirlo, vincono anche questi ricorsi: le nuove sentenze impongono di predisporre i decreti attuativi per riallineare le retribuzioni di quel triennio ai criteri di calcolo corretti.
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"Mi hanno hackerato il profilo facebook e sto andando al commissariato a denunciare. Non sono stato io a scrivere q...TEMPI GRAMI
Ma i tempi attuali sono ancora più grami di quelli del 2025, e la Presidente del Consiglio annuncia che non intende, per ora, firmare il decreto che dovrebbe dar seguito al nuovo metodo di calcolo degli arretrati. Ci sono le famiglie in difficoltà, gli autotrasportatori disperati, le bollette... Anm risponde con un secco comunicato, in cui sottolinea che si tratta di somme stabilite per legge, non corrisposte per anni; e che l’adeguamento stipendiale automatico per legge è previsto per impedire che la magistratura sia costretta a negoziare la propria retribuzione con il governo di turno, mettendo a rischio la propria indipendenza dal potere politico (questo è giustissimo). E aggiunge che la giustizia non può essere argomento di propaganda politica. Invece, conclude Anm, negare esecuzione a una sentenza, questo sì, mette in discussione i pilastri dello Stato di diritto. Si annuncia così una nuova azione di ottemperanza e sarà forse un commissario ad acta a mettere la firma sul decreto, risparmiando a Meloni di doverci mettere la faccia e la responsabilità. Sovviene un ricordo. Un decreto-legge del 2010 del Governo Berlusconi aveva disposto il blocco delle progressioni economiche per tutto il pubblico impiego, magistrati inclusi. Ma una sentenza del 2012 della Corte costituzionale lo fece saltare solo per i magistrati. E, nel 2013, una sentenza della stessa Corte costituzionale stabilì che, invece, il blocco poteva restare per i professori universitari. Perché? Perché, come ora dice Anm, la magistratura è diversa, e un blocco persistente dei meccanismi automatici di adeguamento lede la sua indipendenza economica, costringendola a trattare con il potere politico. Le altre categorie pubbliche? Pazienza. Oggi come allora, tutto legittimo e giusto, lo si ripete. Ma allora, alla fine, dove sta il retrogusto un po’ amaro di questa storia? Semplice: nel fatto che si son descritte sentenze di magistrati, che danno ragione a magistrati, su questioni economiche rilevantissime che interessano magistrati. Permettersi di rilevarlo non credo metta in discussione i pilastri dello Stato di diritto.




