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Bossi si ricandida e sabota la Lega: nessuno parla di sciopero fiscale

Flavio Tosi e Umberto Bossi

Il Senatùr annuncia di ricandidarsi al Congresso federale e fa ombra all'iniziativa anti-Imu di Maroni

Giulio Bucchi
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Umberto Bossi fa ombra alla Lega. "Lo vuole la gente, mi devo ricandidare per forza", ha confermato domenica il Senatùr dal palco di Zanica per il Lega Unita Day. Parole ben accolte, ufficialmente, da tutti i leader del Carroccio e soprattutto dalla base padana che non vuole separarsi dal suo simbolo. Per ora soltanto un papavero leghista, in verità sempre un po' a se stante, ha osato criticare la scelta. E' Flavio Tosi, che a pochi giorni dalle elezioni comunali di Verona in cui si giocherà la permanenza sulla poltrona di sindaco ha tuonato: "La ricandidatura di Umberto Bossi a segretario federale? non me l'aspettavo. E francamente la ritengo inopportuna". Poi prova a mediare: "Dopo di chè, ovviamente, al congresso ognuno è libero di candidarsi e saranno i militanti a decidere se il segretario sarà ancora lui o qualcun altro. Naturalmente il sottoscritto si augura che sia Roberto Maroni". Il piano di Bobo - E a masticare amaro è proprio Roberto Maroni. Il triumviro e segretario in pectore ha fatto buon viso, anche perché sa che sarebbe non solo impopolare ma addirittura suicida contestare la decisione dell'ex capo. A non adargli giù però è il fatto che con la sparata sulla candidatura al Congresso federale di fine giugno Bossi abbia finito per mettere in secondo piano la campagna maroniana sullo sciopero fiscale. Il raduno leghista che doveva servire come cassa di risonanza per dire no all'Imu, trascinare i Comuni (almeno quelli del Nord) e dare una spallata al governo Monti e alla maggioranza Pdl-Pd-Terzo Polo è tornato così ad essere la scena per il gran ritorno del caro vecchio leader. Di lui, e non delle tasse sulla casa, si è parlato sui giornali. Con tanti saluti alle aspirazioni di Bobo e alla sua linea dura.

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