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Così Napolitano deciderà chi verrà dopo Monti

Il Quirinale fissa la data del voto e conduce i giochi: "Farò rispettare gli impegni con l'Ue"

Giulio Bucchi
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Non è la prima volta che Giorgio Napolitano insiste sulla necessità che la prossima legislatura si svolga all'insegna della «continuità» con il governo Monti. Cioè con «le scelte concordate» in Europa. Ieri,  però, intervenendo al Forum Ambrosetti di Cernobbio, ha aggiunto alcuni elementi. Decisivi. Primo, ha fissato una scadenza per le prossime elezioni: «Entro e non oltre aprile». Secondo, si è fatto garante affinché i partiti si impegnino a rispettare nella prossima legislatura le decisioni concordate in Europa. Il tutto «fino al termine del mandato presidenziale», quindi nel pieno esercizio dei suoi poteri, compreso quello di dare l'incarico a chi dovrà comporre il nuovo governo. La preoccupazione del capo dello Stato ruota attorno a questa domanda: si può fare un governo senza che rispetti gli impegni europei? No. Di più non va. Ma in ambienti vicini al Capo dello Stato si decripta il suo discorso indicando due possibili soluzioni. O un Monti bis o un governo che assuma pienamente l'agenda Monti, ovviamente con qualche correzione. Ma senza ribaltarla. Perché questo avvenga le strade sono due: la prima è che sia Napolitano a dare l'incarico al prossimo premier e precisamente a Monti; la seconda è che il presidente si dimetta prima e venga eletto suo successore Monti. A quel punto sarebbe il professore bocconiano a farsi garante della «continuità» con il suo governo.  Al Quirinale si smentisce che il capo dello Stato abbia in mente un Monti bis. Sono, si dice, «discorsi senza senso». Piuttosto si insiste sul senso strettamente letterale: Napolitano, spiegano, ha solo ribadito la necessità che i partiti si impegnino, davanti agli elettori, a mantenere le scelte prese in Europa. Il resto riguarda le libere scelte dei partiti. Lo stesso Monti ieri ha smentito di voler restare a Palazzo Chigi: «Il mio orizzonte finisce ad   aprile 2013. Non vi è nessun dubbio». Intanto, però, ha detto di aver proposto al presidente dell'Ue una riunione dei Capi di Stato e di governo dell'Ue a Roma, «dove il 25 marzo del 1957 furono firmati i Trattati di Roma». Tema, l'integrazione europea e  come frenare i «populismi che mirano alla disgregazione» e che si stanno diffondendo in tutta Europa. Un vertice, insomma, di valenza storica. Il perfetto trampolino di lancio per un nuovo incarico, chiosano i maliziosi.  Ma torniamo alle parole pronunciate dal presidente della Repubblica a Cernobbio. Napolitano ha dato atto all'attuale governo di aver compiuto «un densissimo programma di risanamento della finanza pubblica e avvio delle riforme strutturali». Ma, ha messo in guardia, «non ci facciamo illusioni: molto resta da fare». Ha detto di comprendere «l'interrogativo che si pongono quanti, fuori d'Italia, hanno apprezzato lo sforzo di cambiamento» prodotto dai tecnici. Un interrogativo che riguarda gli «scenari politici e le soluzioni di governo» che seguiranno alle prossime elezioni politiche. Ha poi indicato un termine per lo svolgimento delle elezioni: «Entro e non oltre l'aprile 2013». Quindi si è fatto garante del fatto che «in Italia venga esplicitamente e largamente condiviso l'impegno a dare seguito e sviluppo a scelte di fondo concertate in sede europea. I diversi schieramenti politici che si contenderanno il consenso degli elettori possono ben riconoscere la necessità vitale di un loro impegno». Quanto a lui, «cercherò di sollecitare una tale manifestazione di libera e limpida consapevolezza politica, considerandolo mio dovere, fino al termine del mandato presidenziale». Fino ad allora si è augurato «una costruttiva conclusione della legislatura», a cominciare dall'approvazione di una «riforma elettorale» che garantisca «rappresentatività e governabilità».   Il mandato di Napolitano scade il 15 maggio. La Costituzione prevede (all'articolo 85) che 30 giorni prima che scada il mandato sia convocato il Parlamento per eleggere il prossimo presidente. Quindi le votazioni devono cominciare attorno al 15 aprile. Perché questo accada, occorre che il nuovo Parlamento sia in carica al massimo ai primi di aprile. Tra la data delle elezioni e l'insediamento del Parlamento, infatti, passano circa venti giorni per gli adempimenti. Quindi, è il calcolo che si faceva ieri nei partiti, si dovrebbe votare verso la metà di marzo. La data che gira è il 17 marzo. Il nuovo governo si dovrebbe insediare subito dopo il Parlamento: entro la prima metà di aprile. A quel punto il nuovo premier sarebbe incaricato da Napolitano. A meno che Monti non vada al Quirinale. Di sicuro non è stata ben vista, tra chi la pensa come il capo dello Stato, la scelta di Nichi Vendola di promuovere, insieme a Di Pietro, il referendum per abrogare la riforma Fornero. Se questo è l'alleato con cui Bersani vuole governare, si dice, quella coalizione non dà certo le garanzie chieste da Napolitano. di Elisa Calessi  

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