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Rovinato da giudici e finanzaOra aiuta le vittime dello Stato

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Lucia Esposito
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Lo Stato patrigno, il fisco che spinge al suicidio, la magistratura distratta: nel dramma generale c'è chi ha sussulti d'orgoglio. Come Mario Caizzone, messinese, commercialista in Milano... Dottor Caizzone, lei oggi sta sulle cronache per una strana iniziativa: ha fondato l'AIVM, Associazione Vittime della malagiustizia: contro le storture nate della magistratura, del fisco cattivo, della Guardia di Finanza. Era davvero necessario? «Era necessario. Perché altri non subissero quel che ho subito io dal '93. Un'odissea.  E io, guardi, sono stato fortunato; c'è gente che non resiste e si suicida per errori giudiziari, e naturlamente nessuno paga. Come si vede oramai tutti i giorni». E a lei che cosa è successo? «Io ero consulente del Gruppo Imprenori, settore costruzioni, sottoposto ad indagine dalla Guardia di Finanza. Subito i militari formulano una richiesta in denaro per “addomesticare la verifica”...». “Addomesticare la verifica”: intende tentativo di concussione dalle Fiamme Gialle? «Esatto. Io ovviamente informo i responsabili della società e la concussione predetta non si concretizza. Decido di rifiutare la soluzione “negoziata” a colpi di bustarelle e denuncio gli stessi finanzieri. Risultato: mi trovo  isolato di fronte alla polizia tributaria che avvia un comportamento vessatorio nei miei confronti. Poi la società fallisce, nel dicembre '93». Quindi, secondo il racconto che lei ha ben dettagliato sul suo sito Internet, il pm Paolo Ielo non crede alla tentata concussione della Finanza da lei denunciata. Archivia e poi ad essere denunciato è lei, per calunnia. «Esatto. Ma la denuncia di cui lei parla, del '96, viene archiviata, sia in primo grado nel 2001 che in appello, nel 2005 . Però io, a quel punto, denuncio anche i magistrati che difendevano i finanzieri, Ielo, Proietto, Tito, il gip Giannesini. Nel dicembre 2010, nonostante l'avvenuta prescrizione di tutti i reati contestatemi, chiedo di essere giudicato ugualmente nel merito, rinunciando alla prescrizione». E perchè, dopo tutto quel che ha passato, lei rinucia alla prescrizione, scusi? «Le sembrerà strano, ma perchè io credo fondamentalmente nella giustizia». E il suo caso viene archiviato? «No, anzi. Nel 2011 mi respingono le richieste di acquisire gli atti della Camera di Commercio che dimostrerebbero che all'epoca dei fatti non ricoprivo nè l'incarico di sindaco come dice la Procura, nè di consigliere come dice la Fallimentare; faccia conto che non si sono neanche messi d'accordo fra loro, e gli uffici stanno accanto, nello stesso palazzo, una situazione kafkiana, le giuro». E ora a che punto è la sua causa? «Ora siamo alla Cassazione, ma è una specie di guerra di logoramento; non dormo più, ho perso tutto, famiglia, lavoro». É per questo che le è venuta l'idea dell'Associazione vittime della Malagiusstizia? «Sì. Moltissima gente s'è ritrovata nella mia condizione. Ci sono già una cinquantina di persone che chiedono di aderirvi, e non abbiamo ancora fatto pubblicità, si basa tutto sul passaparola. E consideri che alcuni degli iscritti o di quelli che semplicemente chiedono informazioni, non hanno subìto danni dalla giustizia, ma li temono per il futuro. Vede, qui, non è solo malagiustizia, ma c'è scarsa professionalità, disinteresse verso i diritti della difesa, e anche collusione e arroganza del potere. Il passaparola pare molto efficace». di Francesco Specchia

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