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David Rossi, svolta nel caso: l'orologio è stato gettato 20 minuti dopo la caduta del corpo del manager di Mps

29 Settembre 2018

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David Rossi, svolta nel caso: l'orologio è stato gettato 20 minuti dopo la caduta del corpo del manager di Mps

Svolta nel caso David Rossi. L'orologio del capo della comunicazione della banca Monte dei Paschi di Siena è stato gettato dalla finestra dell'ufficio - rivela Il Fatto Quotidiano - ben venti minuti dopo il corpo del manager. Una perizia ha certificato come il lato della cassa dell'accessorio che ha attutito il colpo al suolo sia esattamente l'opposto di quello che avrebbe impattato se fosse stato al polso dell'uomo. Non solo, il video della telecamera di sorveglianza (l'unico di dodici acquisito) è stato studiato dall'ingegnere Luca Scarselli, consulente dei familiari, che ha individuato un oggetto (l'orologio) cadere dalla finestra dell'ufficio, dopo il corpo del manager. Quindi qualcuno doveva per forza esserci nella stanza di Rossi. Qualcuno che però non è rintracciabile, dato che né i fogli presenza del giorno in banca, né le celle per tracciare i cellulari presenti in zona, sono mai stati acquisiti.

Non si rassegnano i familiari di Rossi: troppe le lacune commesse dai magistrati senesi. La morte di David Rossi infatti, avvenuta il 6 marzo 2013, è stata oggetto di due fascicoli, uno nell'immediatezza del decesso, uno due anni dopo. Entrambi chiusi con archiviazione per suicidio, anche se proprio dalle carte delle due indagini emerge chiaramente che tutto può esser accaduto quella sera tranne che Rossi si sia tolto la vita. Lo stesso Colonello dei Ris, Davide Zavattaro, nominato dalla Procura, ha ammesso che prima di morire David sia stato oggetto di una colluttazione. Peccato però che elementi fondamentali a sostegno di questa tesi (i sette fazzoletti sporchi di sangue trovati nell'ufficio di Rossi), siano stati distrutti dal magistrato titolare del primo fascicolo, Aldo Natalini, senza nemmeno essere analizzati e prima ancora che il Gip disponesse l'archiviazione o un eventuale supplemento di indagini.

A riaprire il caso, nel 2015, è stato il magistrato Andrea Boni che si è immediatamente accorto che qualcosa non tornava nelle indagini della scientifica. Poi Boni ha preso servizio come procuratore capo di Urbino e ha ceduto il fascicolo ad altri colleghi senesi. E il tutto si è concluso con una nuova archiviazione.

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Commenti all'articolo

  • brunom

    29 Settembre 2018 - 21:09

    Visto che i comunisti e i loro compagni togati non vogliono dire la verita', allora meglio chiudere le indagini cosi' si risparmiano soldi.

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  • barry

    29 Settembre 2018 - 19:07

    Soccorso rosso!

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  • chimangio

    29 Settembre 2018 - 18:06

    E dobbiamo ancora credere nell'imparzialità della magistratura? Mi pare un eccessivo atto di fede. Più di una volta si verificano "strane" azioni da parte di questi fantasmagorici personaggi al di sopra di ogni sospetto. Piuttosto spesso si verificano carenze di indagini, mancate valutazioni di prove e reperti fino, come in questo caso,la distruzione di reperti ancor prima di valutarne la validità

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