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Il riscatto sociale

Mashia, la baby bulla di Napoli che ha cambiato vita a 17 anni: da Scampia a sarta in un atelier

16 Febbraio 2019

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Mashia, la baby bulla di Napoli che ha cambiato vita a 17 anni: da Scampia a sarta in un atelier

«Ora credo nelle mie capacità e voglio diventare una sarta affermata». Mashia «con la i», come tiene a precisare, un metro e 75, occhi e capelli castani, ha 17 anni ed è un’ex bulla. Dall’età di 6 anni vive nella Vela celeste di Scampìa: «Quando abbatteranno anche questa e ci assegneranno un nuovo alloggio sarò triste - dice - perché dovrò lasciare il posto dove sono cresciuta». Quando andava a scuola la ragazza era il terrore dei compagni, alla media inferiore “Carlo Levi” prima, al professionale “Melissa Bassi” poi. «I miei amici mi prendevano in giro per la mia mia stazza, oltre che per il mio nome, che ha scelto mia sorella - ricorda - mi dicevano cose offensive, ironizzando sul fatto che mi chiamassi come uno dei personaggi del famoso cartone animato. Allora reagivo per difendermi e li picchiavo». Così la minore è stata allontanata da scuola. «Anzi, ho deciso io di abbandonare gli studi al primo anno del Turistico - spiega - perché non ero a mio agio in quell’ambiente dove tutti mi erano ostili». Così Mashia ha infoltito il già lungo elenco del numero di abbandoni scolastici nei quartieri più a rischio di Napoli. Lei che, alle spalle, ha già un contesto familiare difficile, che tuttavia oggi è il simbolo del suo riscatto: oltre alla mamma casalinga, la ragazzina ha un papà ex pregiudicato che oggi fa il custode e una sorella che vive a Catania, fa l’infermiera, è madre ed è spostata con un chirurgo estetico. «Ho tanti sogni - dice la 17enne - ma per ora mi dedico allo stage che ho iniziato un mese fa presso l’atelier di “Pipolo Sposa” a Villaricca. Ho imparato cosa significa alzarsi ogni mattina per andare a lavorare e rimanerci dalle 9 alle 16. E di questo ringrazio la tutor del mio corso Anna Florio e la coordinatrice degli IeFP Filomena Oricchio, che mi sostengono in ogni passo». In azienda Mashia sta imparando un mestiere che già la gratifica: «il ricamo per i cuscinetti delle fedi nuziali, l’arte di “merlare”, ossia togliere il tulle in più dai merletti e dai bustini degli abiti da sposa, i veli per le borsette e tante altre cose. Inoltre amo molto dedicarmi al trucco e parrucco. Come mi vedo da adulta? Sposata e con tanti bambini. Voglio diventare una donna migliore e insegnare ai miei figli il rispetto per il prossimo, cosa che io non avevo più fino a qualche anno fa». A seguire Mashia e tanti altri minori a rischio dispersione e a donare loro la possibilità di una seconda chance è stato il progetto “Duale” di alternanza scuola-lavoro messo in campo dalla Regione Campania.

Il finanziamento - La Regione Campania ha stanziato 19 milioni di euro per i percorsi formativi di istruzione e formazione professionale inseriti nel sistema duale - “imparare lavorando”, per soddisfare i fabbisogni formativi emersi dalle evoluzioni sociali e dal mondo produttivo. Circa 60 i percorsi di durata triennale o annuale seguiti dalla E.i.t..d. per il conseguimento di qualifiche professionali rivolte a più di 1.000 giovani ogni anno dai 15 ai 29 anni che, conclusa la scuola secondaria di primo grado, decidono di proseguire il percorso di studio nel canale della formazione professionale. «Il sistema duale - spiega l’assessore alla formazione e alle pari opportunità Chiara Marciani - rappresenta un modello di formazione professionale completamente nuovo per la nostra regione, alternata tra formazione e esperienze lavorative che vede le istituzioni formative e i datori di lavoro fianco a fianco nel processo formativo. Gli obiettivi sono molteplici - aggiunge - contrastare la dispersione scolastica; favorire la transizione dal mondo della scuola a quello del lavoro; sostenere l’occupabilità dei giovani, senza dimenticare i più fragili, attraverso gli strumenti dell’apprendimento per la qualifica professionale, dell’impresa simulata, dell’alternanza scuola lavoro e del contratto di apprendistato». «I risultati ottenuti e le testimonianze dei ragazzi che hanno partecipato alla sperimentazione sottolineano la validità di questo percorso in continua crescita, su cui la regione ha investito con convinzione», conclude la Marciani.

di Giuliana Covella

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