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Papa Francesco nel dramma, cosa spunta nel testo di Ratzinger: "Film por*** e club a luci rosse"

12 Aprile 2019

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Papa Francesco

Benedetto XVI, papa emerito, compie 91 anni il 16 aprile, martedì prossimo. Sei anni fa, quando l'11 febbraio annunciò le sue dimissioni ai cardinali e al mondo, fu dato per moribondo, e un pochino fu lui a farsi credere tale, per giustificare un atto che alla luce della sua intatta potenza intellettuale appare oggi ancora più strano. E forse, lui disse e ripete tuttora, proprio per questo molto divino.

Non aveva più forze morale fisiche e caratteriali per domare le belve che tramavano intorno a lui per divorarlo, ma le qualità del suo animo sono in fiore e la cilindrata del suo cervello cattolico resta senza paragoni.

Chiede permesso e ringrazia Francesco, Papa regnante e il suo Segretario di Stato, Pietro Parolin. E festeggia quello che in vaticanese si chiama «il nonagesimosecondo genetliaco» dando una prova di freschezza apostolica come, alla sua età, ebbe solo Giovanni. Si ispira in effetti esplicitamente all'Apocalisse del Vegliardo di Patmos.

Con un linguaggio limpidamente tragico verga un giudizio amarissimo sullo stato della Chiesa e offre una possibile via d'uscita dallo scandalo della pedofilia e dalle sue radici atee. Ma certo: accusa la Chiesa - che resta misteriosamente immacolata - di ateismo pratico: ha rinchiuso Dio in una dimensione privata. Lo dà per scontato. Ha costruito con teologi e vescovi infedeli una morale in rottura con la tradizione. Sono diciotto pagine e mezzo pubblicate sulla rivista bavarese Klerusblatt, destinata al clero, ma in realtà al mondo cattolico ma anche più in là.

Certo che tutto questo ha qualcosa di stupefacente. Quando il 28 febbraio salì, piegato e claudicante, sull'elicottero che lo portava a Castel Gandolfo, pareva un viaggio verso l'estrema soglia, o comunque verso un destino da Maschera di Ferro. Invisibile e silente. Benedetto è costretto su una sedia a rotelle, la vocina si è fatta ancora più flebile, somigliando sempre di più alla sua calligrafia minuscola: un usignuolo scriverebbe così. Ma accidenti.

È pur sempre Ratzinger. E in questo momento di confusione della Chiesa, propone una strada di unità profonda. Seguendo l'attuale Pontefice, nessun dubbio, ma corroborandone il pensiero, e francamente tagliando gli artigli di tanta corte papale figlia naturale di un' epoca post-conciliare della quale Ratzinger fu «tentato» di dire allora, ma ripete oggi: «La Chiesa muore nelle anime». Può risorgere? Certo che sì, anzi già oggi risorge in frammenti di vita dove è «luce delle genti».

GLI ABUSI DEL CLERO -  Ecco una sintesi di questo testo.
1) Nella Chiesa cattolica tutto ciò che è turpitudine sessuale a un certo punto diventò possibile, persino normale. Cercarono di porre rimedio Giovanni Paolo II e lui stesso. Ora?
Egli ringrazia con calore Francesco per quello che ha fatto e sta facendo per ripulire la barca dal putridume. E però, a differenza di papa Bergoglio, che ha visto la causa di questa degenerazione nel «clericalismo», e cioè in un abuso di autorità, Benedetto XVI individua una radice sacrilega, vede un «abuso della Santa Eucaristia». Un delitto non solo contro la morale ma contro la fede. Negli anni '70 e '80 in nome del «conciliarismo» si è operata una rinuncia alla certezza della predicazione: ad imitazione del mondo, non si proclama più l'esistenza di una morale autentica attingibile nell'insegnamento della Chiesa cattolica.

2) Per farsi capire, racconta un caso tra i tanti, persino banale, persino giustificabile teologicamente. «Una giovane ragazza che serviva all'altare come chierichetta mi ha raccontato che il vice parroco introduceva l'abuso sessuale che compiva su di lei con queste parole: "Questo è il mio corpo che è dato per te"». Questo prete a suo modo era sincero. Tradiva l'Eucaristia, ma credendo davvero di svolgerla nella vita. La Messa a quel tempo (solo in quegli anni post-sessantottini?

Mah) fu ridotta a una festa, una cena a cui inviti «il parentado», e non lo puoi lasciare senza pane eucaristico. E questo vale ancora da molte parti: se uno viene a messa per un funerale o un matrimonio, si reputa che «le buone maniere esigano che sia distribuita a tutti gli invitati a ragione della loro appartenenza al parentado». La messa domenicale ha una presenza sempre più in calo per questo. Che interesse può avere un «gesto cerimoniale... che distrugge la grandezza del mistero»?

3) Questo relativismo liturgico ha lo stesso grembo da cui nasce la libertà sessuale nella Chiesa, fino alla all' infamia della pedofilia . Il '68 così è entrato nella Chiesa in combutta con un «sentire conciliare... aperto al mondo» contrapposto alla tradizione.

Insomma: lo scandalo degli abusi sui minori nella clero cattolico non è un dato statistico da accogliere con fatalismo: si sa che un tot dell'umanità ha questo "vizio". Troppo comodo. La Chiesa non può ragionare in questo modo. Quel crimine è il bubbone paonazzo che deturpa la pelle immacolata della Chiesa, perché ancor oggi essa non ha estirpato il virus che ha causato il «collasso morale» delle sue fibre interiori.

Tutto cominciò dopo il '68 allorché cambiarono i criteri nella scelta dei vescovi. Si applicò un confuso «conciliarismo».
Un simile episcopato attuò una selezione dei candidati al punto da determinare il sorgere nei seminari di «club di omosessuali», non solo: accadde che «la pedofilia sia stata diagnosticata come permessa e conveniente». Il rettore di un importante seminario era uso proiettare film pornografici ai suoi allievi. Saputa la cosa, è stato fatto vescovo, sostiene il Papa emerito. C'è stata insomma una semina di preti aperti alle più diverse esperienze sessuali.

4) Tutto questo clima diffuso di tolleranza sessuale, giustificata teologicamente, ha determinando un garantismo fasullo verso gli abusi sessuali, banalizzati come in fondo appartenenti a una sfera veniale. Non c'erano dogmi morali! Non dovevano esserci. Sul punto Giovanni Paolo II svolse una serie di consultazioni avvalendosi del cardinal Ratzinger. Ci fu una consistente corrente di vescovi e docenti che si stracciò le vesti. Al punto che un teologo famoso minacciò papa Wojtyla e il futuro Benedetto di «alzare la voce con tutta la forza che aveva» contro le dottrine avverse a questo permissivismo. (Benedetto, perfido commenta che non fece a tempo: «Il buon Dio gli risparmiò la realizzazione del suo proposito; Böckle morì l' 8 luglio 1991. L'Enciclica fu pubblicata il 6 agosto 1993»).

I RIMEDI - Quali rimedi? Egli lancia anatema contro quanti credono (magari a suo nome, ma Benedetto non lo dice) di dover fare un' altra Chiesa. Guai. «La Chiesa di Dio c' è anche oggi, e proprio anche oggi essa è lo strumento con il quale Dio ci salva.

È molto importante contrapporre alle menzogne e alle mezze verità del diavolo tutta la verità: sì, il peccato e il male nella Chiesa ci sono. Ma anche oggi c'è pure la Chiesa santa che è indistruttibile». Aggiunge: «Anche oggi Dio ha i suoi testimoni («martyres») nel mondo». Ci sono «fra le persone semplici ma anche nelle alte gerarchie della Chiesa, possiamo trovare testimoni che con la loro vita e la loro sofferenza si impegnano per Dio. È pigrizia del cuore non volere accorgersi di loro». Ed ecco il compito: «Creare spazi di vita per la fede, e soprattutto il trovarli e il riconoscerli». Conclude dicendo che con la sua piccola comunità (le "memores domini" di Comunione e liberazione) vivono «lieti della fede».

di Renato Farina

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