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Papa Francesco, imbarazzo in Vaticano: riabilitato il prete comunista cacciato 30 anni fa da Woytjla

Davide Locano
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Fra un prete rosso e un principe della Chiesa vestito di porpora c' è più di una sfumatura di tono. Anche se monsignor Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e prossimo a far parte del collegio dei Cardinali, ha deciso che l'ex europarlamentare di Democrazia Proletaria Eugenio Melandri potrà tornare a dir messa. Non si ricorderà nemmeno come si sale all'altare. Era il primo giugno 1989, regnante Papa san Giovanni Paolo II, quando il sacerdote dei missionari saveriani, allora quarantenne, fu sospeso a divinis, cioè dalla celebrazione dei sacramenti. Non era ancora stato abbattuto il Muro di Berlino. E padre Eugenio aveva scelto i socialcomunisti, divenendone uno degli esponenti più in vista. Insomma, stava dall' altra parte della Cortina di Ferro, dove cattolici, protestanti e ortodossi, realizzavano quello che san Giovanni Paolo II e, più recentemente in Bulgaria, Papa Francesco hanno definito «l' ecumenismo del sangue». Leggi anche: Vaticano, Socci e i vescovi rossi di Papa Francesco Peccato (letteralmente) che, a giudicare dal simbolo del partito nel quale militava, un pugno chiuso con una falce e martello sullo sfondo, il sacerdote fosse ideologicamente schierato con i persecutori, cioè coloro che il sangue lo facevano versare proprio ai suoi fratelli nella fede nei Gulag. E paradossalmente il rosso dei cardinali rappresenta proprio la loro disponibilità all' estremo sacrificio, usque ad effusionem sanguinis, per conformarsi in tutto e per tutto al Signore Gesù, eventualmente anche nel martirio. GIUDA PRIMO COMUNISTA L'equivoco è una costante nelle comunità cristiane fin dalle origini. In fondo Giuda, che protestava perché si spendevano troppi denari per l' unguento con cui cospargere il capo di Cristo invece di distribuirli ai poveri, fu il prototipo di tutti i futuri comunisti. Il tradimento è un tratto comune a tanti chierici e religiosi, nella storia. Fra tutti, il barnabita Ugo Bassi che si era unito alle bande dei terroristi rossi del massone Giuseppe Garibaldi durante la Repubblica Romana. Ma poi fu fucilato dagli austriaci nel 1849. Invece ora, quasi due secoli più tardi, chi è stato ostile alla Chiesa viene premiato e può consacrare il Corpo e il Sangue di Cristo. Ha un senso evangelico, la vicenda. La parabola del figliol prodigo ci insegna che a tutti è data una possibilità di tornare alla casa del Padre, purché si pentano. Invece, a leggere la lettera inviata al compagno Melandri da Giovanni Russo Spena, segretario nazionale di Democrazia Proletaria fra i 1987 e il 1991, benché figlio del deputato democristiano Raffaello, il prete rosso non dovrà chiedere perdono di alcunché perché «ci ispirammo alla Teologia della Liberazione, a Camillo Torres, ai cristiani in lotta, spesso uccisi dai latifondisti, per la riforma agraria in America Latina» e poi «alle esperienze dei preti operai» e «contribuimmo a fondare le comunità territoriali di base, anticoncordatarie e, poi, i "Cristiani per il Socialismo"». Afferma pure che «siamo in ottima compagnia con papa Francesco», forse ignorando che padre Jorge Mario Bergoglio fu perseguitato all' interno della Compagnia di Gesù proprio dai confratelli marxisti. Eppure Russo Spena rivendica il suo passato comune con Melandri, ripercorrendo le tappe del loro trasbordo ideologico: «scoprimmo il Marx della "critica dell' economia politica". Capimmo che "il Capitale" ed i Vangeli erano complementari». A SANTA MARTA Con il Pontefice, in realtà, c' è stato un contatto che risale a circa un anno fa, quando Melandri, come racconta lui stesso nel proprio diario su Facebook, ebbe l' occasione di fare da chierichetto durante una funzione religiosa celebrata da Papa Francesco a Santa Marta. Gli fu presentato come uno che, pur avendo gettato la tonaca alle ortiche, «ha sempre continuato a lavorare con noi e a fare le stesse cose che faceva prima». «Padre io ero un saveriano, ma ho dovuto lasciare perché mi sono candidato al Parlamento europeo e sono stato parlamentare», aggiunse l' ex prete rosso, al che il Santo Padre gli avrebbe rivolto le seguenti parole: «Hai fatto bene». Tutto qui. Troppo poco per arruolare il vicario di Cristo fra i sostenitori dei regimi atei crollati trent' anni fa. Ma sufficiente per concedere a un uomo gravemente malato, che ora non può più far male a nessuno, l' opportunità di riconciliarsi con Dio. Alla Chiesa spetta andarsi a riprendere una sola pecorella smarrita, lasciandone altre novantanove nel deserto. Il Giudizio, invece, spetta al Padreterno, che sa essere giusto e misericordioso allo stesso tempo. di Andrea Morigi

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