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Ong Alan Kurdi, la Libia apre il fuoco contro l'imbarcazione: terrore nel Mediterraneo

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Davide Locano
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Una nave Ong va a raccogliere migranti in acque libiche o appena fuori e la Guardia costiera di Tripoli si incavola e si mette a sparare. Risultato: i salvatori di clandestini se la vedono brutta ma poi i militari nordafricani se ne vanno; e c' è una nuova nave carica di profughi che cerca un porto dove approdare. Indovinate dove andrà?, si chiedeva ironico il segretario della Lega Matte Salvini nella serata di ieri... Nel pomeriggio però arrivavano notizie dal Mediterraneo di una vera e propria battaglia: i libici ci sparano, denunciavano dalla Alan Kurdi, battezzata col nome del bimbo affogato in Turchia nel 2015. «Nelle scorse ore la nave Alan Kurdi», si leggeva nella nota diramata da Sea-Eye, «ha iniziato il soccorso di un gommone bianco con a bordo circa 90 persone a Nord-Ovest di Zuara. Subito dopo che due scialuppe "Rhib" della Ong hanno finito di distribuire i giubbotti di salvataggio alle persone sul gommone, sono giunte sul luogo del soccorso due piccole imbarcazioni. Una di queste presentava a prua una mitraglietta. Leggi anche: Lamorgese riceve le Ong, Meloni: "Fa accordi con i fuorilegge" Le persone a bordo di queste imbarcazioni hanno ostacolato il soccorso minacciando l' equipaggio e sparando alcuni colpi di arma da fuoco in aria e in acqua». Il comunicato proseguiva così: «Alcune delle persone presenti sul gommone si sono buttate in acqua in preda al panico. Tutte avevano indosso il giubbotto di salvataggio e sono state successivamente soccorse da Sea-Eye - continua la Ong -. Dopo diversi momenti di tensione, le piccole imbarcazioni hanno lasciato la zona. L'INTERVENTO L'equipaggio della Alan Kurdi ha quindi completato il soccorso delle persone a bordo del gommone portandole a bordo della nave. Insomma, tanto rumore per nulla. Abbastanza però per scatenare Emma Bonino. «I libici minacciano oltre 100 persone sulla Alan Kurdi della Sea Watch (in realtà l' Ong in questione è la Sea Eye ma neppure Emma ci si raccapezza, ndr.), compreso l' equipaggio, che viene ostacolato nel salvataggio di novantadue persone. Tutti sono in pericolo di vita. Evidentemente non sono bastati, in questi due anni, i ripetuti rapporti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, le denunce di organizzazioni internazionali e di Ong impegnate sul campo e le testimonianze drammatiche dei migranti riusciti a sopravvivere a torture violenze di ogni genere, a fermare la collaborazione tra governo italiano e forze libiche». Così scriveva ieri la Senatrice di +Europa sulla sua pagina Facebook. «La sciagurata decisione di fermare gli arrivi a tutti i costi - continuava l' ex Commissario Ue in un discorso di scarsa lucidità (le avranno detto che Salvini non è più al Viminale?) - ha portato l' Italia, e subito dopo l' Ue, a mettere da parte principi e norme di diritto internazionale, affidando a milizie spietate il controllo di una parte del Mediterraneo e procedendo, per loro tramite, a respingere migliaia di persone e chiudere gli occhi davanti all' orrore dei campi di detenzione». LE POLEMICHE Cosa vuole la Bonino? Che l' Europa e l' Italia rinuncino ad aiutare il governo di Tripoli a controllare le sue frontiere. Una idea, quella di rompere i contatti con la Libia, che sta trovando consensi a sinistra. «È gravissimo», secondo il coordinatore dei Verdi Angelo Bonelli, «il fatto che la guardia costiera libica abbia sparato contro la nave Alan Kurdi. L'Italia deve interrompere ogni tipo di collaborazione con la Libia soprattutto rispetto al Memorandum firmato dal precedente governo». E se c' è gente che lavora per alleggerire il lavoro ai trafficanti di esseri umani, qualcuno continua almeno a denunciare la situazione: «C' è un' altra nave delle Ong, la Alan Kurdi», scriveva ieri sera Matteo Salvini, «con 109 persone a bordo, provate a immaginare dove proveranno ad attraccare. E certo che se il ministero dell' Interno invece di convocare poliziotti, militari e carabinieri riceve gli esponenti Ong, mi pare chiaro ed evidente che il punto di approdo sarà quello lì». di Angelo Zinetti

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