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L'intervista

Massimo Bossetti, l'avvocato Claudio Salvagni a Libero: "Si riapre tutto, proveremo la sua innocenza"

3 Dicembre 2019

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Massimo Bossetti, l'avvocato Claudio Salvagni a Libero: "Si riapre tutto, proveremo la sua innocenza"

Il 26 novembre ricorre la data di un terribile omicidio, quello di Yara Gambirasio. Nove anni fa tutta l'Italia si era fermata davanti alla notizia della scomparsa di questa ragazzina di 13 anni. Oggi la giustizia italiana ha condannato in via definitiva all'ergastolo "fine pena mai" Massimo Bossetti, il muratore di Mapello. Nonostante la Corte di Cassazione abbia sancito la fine dell'iter processuale pare che qualche nuovo scenario si possa aprire. È di qualche giorno fa la notizia che la Corte D'Assise di Bergamo abbia autorizzato i legali di Bossetti a esaminare tutti i reperti d' indagine e tutte le tracce di Dna. 

Avvocato Salvagni, hanno detto che ci sono nuovi legali a seguire Massimo Bossetti in questa istanza di revisione del processo.
«Assolutamente no», e mostra l'atto con cui Bossetti riconferma la nomina per questa ulteriore azione legale al team composto oltre che da lui anche dall'avvocato Camporini, più dieci consulenti coordinati dal dottor Bianco. «Oggi sono stato in carcere da Massimo e ci ha riconfermato la fiducia per portare avanti questa decisiva istanza».

Avvocato, quando lei ha conosciuto Massimo Bossetti?
«L'ho conosciuto una settimana dopo l'arresto avvenuto il 16 giugno del 2014 chiamato da Fabio, il fratello, che mi chiedeva di occuparmi della vicenda penale».

Lei quindi conosceva la famiglia Bossetti?
«Io conoscevo Fabio perché l'avevo seguito in qualche procedimento civile».

Si era fatto una idea sulla sua posizione prima di incontrarlo?
«Non sono abituato, forse per deformazione professionale, a costruirmi giudizi prima di leggere le carte. Così dissi alla famiglia di Bossetti che prima di accettare l'offerta di difenderlo avevo almeno bisogno di incontrarlo anche se, non nascondo, ero rimasto molto colpito dalle notizie riguardanti il caso di Yara Gambirasio; così accettai con riserva l'incarico».

E quando lo incontrò che idea si fece?
«Il nostro fu un lungo incontro, credo che durò molte ore e Massimo mi convinse anche senza guardare le carte».

Perché?
«Piangeva ed era un uomo disperato. Mi giurò che mai aveva visto o incontrato Yara e che nulla le aveva fatto. Era stato messo in isolamento e gli avevano detto che suo padre naturale non era Giovanni Bossetti, colui che lo crebbe, ma Guerinoni. Inoltre era disperato per i tradimenti che gli inquirenti, senza alcun motivo processuale, gli rivelarono riguardo alla moglie Marita. Era un uomo che mi chiedeva aiuto e che non riusciva a capire cosa potesse accadergli».

Lei si fidò?
«Mi fidai del mio istinto e sono convinto ancora adesso di aver fatto bene supportato dalle carte processuali».

Bossetti pensava di essere liberato velocemente?
«Certamente sì, colui che si proclama innocente pensa che nel giro di pochi giorni può riassaporare l'aria della libertà».

Anche lei era ottimista su una libertà immediata?
«Sinceramente ogni atto che io faccio è perché credo che sia foriero di notizie positive e quindi anche con Massimo valeva la stessa cosa, anche se c' erano alcune anomalie che non comprendevo».

Tipo?
«Intanto c'è da ricordare che il nostro team legale aveva fatto opposizione alle misure cautelari in carcere al tribunale del Riesame, e che quest'ultimo rigettò affermando che solo all'interno del contraddittorio durante un processo si poteva approfondire tutto il tema legato alla genetica».

Lei parla del Dna trovato sul corpo di Yara?
«Quel Dna è ancora oggi oggetto di valutazione e forse adesso, dopo più di quattro anni e tre gradi di giudizio, possiamo finalmente analizzarlo».

Ma riguardo al Dna quali anomalie ci sono state?
«In prima istanza non può esistere che la difesa non veda quello che viene dichiarata essere per tutti la "prova regina".
È secondo me una violazione del diritto di difesa. Inoltre a me risulta anomalo che un omicida riesca a lasciare una goccia di sangue (così dicono le sentenze) sulle mutandine e in corrispondenza dei leggins della povera Yara e nessun altro segno in tutto il corpo».

Cosa vuol dire?
«Non esiste alcun altro segno riconducibile geneticamente a Bossetti se non quello sulle mutandine. Un assassino tocca la vittima sul giubbotto, sul corpo, ovunque. Ebbene, nessuna traccia di Bossetti»

C'erano altre tracce di Dna?
«Ve ne erano altre undici. Soltanto una riconducibile a una persona nota, l'insegnante di ginnastica Silvia Brena (sangue o saliva), e poi altre denominate "uomo 1" e "donna 1", e alcuni ritrovamenti piliferi».

Altri elementi anomali?
«È un omicidio senza un movente e senza una dinamica chiara».

Cosa vuole dire?
«Che non conoscendo Yara l'omicida avrebbe dovuto caricarla in auto con la forza senza farsi vedere da nessuno e senza mai toccarla. Le sembra possibile e realistico? Inoltre nella famosa traccia 31g20 non c'è il mitocondriale di Bossetti, e oltre ad esistere nella stessa traccia anche una parte di Dna di Yara esiste un'altro incognito che non è né Yara né Bossetti».

L'assenza del mitocondriale nella traccia di Dna lo considera un elemento decisivo?
«Certamente sì! Pensi che fu grazie alla parte mitocondriale del Dna che si riuscì a comprendere a chi appartenevano alcuni corpi dopo l'attentato alle torri gemelle di New York l'11 settembre 2001. Perché la parte mitocondriale è quella più resistente a qualsiasi elemento, sia fuoco che acqua. In questo caso invece inspiegabilmente manca!».

Poi c'è il camioncino che incastrerebbe Bossetti, o no?
«Pensi che anche in questo sono riusciti in qualcosa di unico, quello di mettere insieme immagini di diversi furgoni per motivi di comunicazione in accordo con la Procura».

E adesso cosa succede?
«Succede che il professor Casari ha dichiarato di avere del materiale di Dna di "ignoto 1" e da qui si riapre tutto».

Perché si riapre?
«Perché finalmente la Corte d'assise di Bergamo ha concesso alla difesa di vedere e analizzare tutti i reperti, cosa che per cinque anni c'era stato negato, e questa è una grandissima prova di giustizia perché ci consente di richiedere (visto che ci sono nuovi elementi) la revisione del processo».

E Bossetti come sta?
«È felice, ci ha sempre detto che non può esserci una sua traccia di Dna su Yara perché lui non è stato e non l'ha nemmeno mai incontrata; noi abbiamo fatto presente l'importanza di questa sua dichiarazione, ma lui è sicuro di questo».

Anche lei è convinto che questa prova aiuterà Bossetti?
«Sono convinto che "ignoto 1" non sia Massimo».

E pensa che analizzando la traccia potrete capire realmente chi è stato?
«Penso che potremo avvicinarci nel capirlo, perché mi creda, anche noi avvocati che difendiamo Bossetti vogliamo sapere la verità su chi ha ucciso una ragazzina di 13 anni. Ma bisogna trovare il colpevole, non un colpevole».

di Giovanni Terzi

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