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Vittorio Feltri sul coronavirus: "Perché dovremmo fingere che sia Ferragosto"

Davide Locano
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Aumentano le preoccupazioni per i riflessi negativi del virus sulla economia nazionale, minacciata dal fermo imposto dal governo alle attività commerciali e industriali. Effettivamente una paralisi del genere non può che essere dannosa e incide drammaticamente sui conti privati e pubblici. Giustissimo gridare all'allarme e tentare di escogitare dei rimedi. Ma quali? Da una parte c'è il virus che incombe e terrorizza la gente imponendole comportamenti improntati a prudenza, che includono la quarantena e l'isolamento; dall'altra l'esigenza di ricominciare a lavorare alacremente onde evitare di perdere competitività sui mercati. La soluzione al momento non c'è poiché la paura della malattia ingiunge al governo e in genere alle istituzioni di pigiare il freno. Leggi anche: "L'importante è non sco***": Vittorio Feltri, nuovo galateo al tempo del coronavirus La parola d'ordine è: prima la salute. D'accordo, tuttavia per tranquillizzare gli industriali e rassicurarli non mancherebbero argomenti convincenti. Vero che in febbraio non era mai successo che tutta l'operosità si bloccasse completamente, gettando nel panico imprenditori e dipendenti vari. Però attenzione. Ogni anno ad agosto le fabbriche chiudono per circa trenta giorni, idem i negozi, i ristoranti e i bar. Milano e altre città si svuotano, sono deserte, diventa difficile perfino comprare un pacchetto di sigarette e consumare un pasto. Trovare un esercizio funzionante è impresa eroica. Eppure nessuno se ne stupisce, non c'è chi protesti, regna la rassegnazione e ciascuno si arrangia come può al fine di sopravvivere. Non un solo cittadino che gridi al pericolo si abbassi il Pil o falliscano aziende indebolite dalle ferie. L'esecutivo va in vacanza e se ne frega del nulla che accade nel Paese. Perché invece davanti a due settimane di quarantena tese a salvaguardare la nostra incolumità, ora, chiunque si straccia le vesti, quasi fosse in punto di morte? È evidente che fra sette o otto giorni saremo di nuovo nella normalità, il popolo si sarà abituato a convivere con Corona, avrà imparato a proteggersi, e ricomincerà a lavorare. Indubbiamente i bilanci delle ditte ne soffriranno un po' così come quelli dello Stato e delle regioni, ma non sarà una tragedia. Il virus seguiterà a romperci le scatole, però non sfonderà le nostre tasche né ridurrà la volontà degli intraprendenti e tenaci italiani. Avanti senza timidezze. Un'ultima osservazione. Nel 2019 la Borsa di Milano è stata la seconda del Mondo. Meglio di così non poteva. Adesso, quanto tutte le borse valori d' Europa, ha perso qualche punto suscitando timori esagerati. Fateci caso. Quando gli indici calano, i media gridano: bruciati trenta miliardi. Se viceversa si innalzano non si dice guadagnati tot miliardi. Si tace. Significa soltanto che siamo profeti di sventura. Celebriamo le disgrazie e trascuriamo i trionfi. di Vittorio Feltri

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