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Coronavirus, coppia infetta alle Molinette di Torino: medici in quarantena, non avevano detto che il figlio lavora a Lodi

 Coronavirus, ospedale di Torino

Brunella Bolloli
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Malati ma anche un poco incauti perché non hanno detto subito la verità. Non sono da colpevolizzare due anziani malati, ma a Torino si è aperto il caso di questa coppia ricoverata da una settimana all' ospedale Le Molinette. I due erano curati al nosocomio dai primi giorni di marzo per quella che sembrava una banale influenza che non voleva passare. Ai medici e agli infermieri che li hanno visitati non avevano detto, però, che il figlio lavora a Lodi, a pochi chilometri dalla zona rossa, focolaio dell' epidemia, e con lui si erano incontrati come sempre, nel weekend quando l' uomo torna a Torino e passa a salutare mamma e papà. I due coniugi avevano taciuto il particolare, forse non avendo compreso bene i rischi, e quando sono risultati positivi al primo test per il Coronavirus, si è scatenato il panico in ospedale al punto che la procura ha aperto un' inchiesta.
Gli sposini ottantenni erano assistiti nel reparto di Medicina del maggiore nosocomio del Piemonte. Il figlio non aveva sintomi, ma il virus deve comunque essere stato trasmesso agli anziani genitori i quali hanno cominciato a stare male e ad avere problemi respiratori tali da richiedere il ricovero. Ieri, poi, tutti e due sono peggiorati. La moglie è già stata trasferita presso l' ospedale Amedeo di Savoia, attrezzato per le malattie infettive del Piemonte, mentre il marito, in condizioni più critiche, giace in rianimazione.

Nel frattempo alle Molinette è stato necessario alzare le barriere e verificare che medici, infermieri e altri pazienti a contatto con la coppia malata non fossero stati contagiati. La Direzione aziendale dell' ospedale ha attivato tutte le procedure, compresa l' analisi del percorso dei presunti "untori" dal loro arrivo al pronto soccorso. Gli altri degenti, per precauzione, sono stati comunque spostati altrove.

L' intero reparto è stato sanificato e riorganizzato per fronteggiare l' emergenza, con buona parte del personale in quarantena (si parla di almeno 25 infermieri e una mezza dozzina di medici) sebbene non abbia mai smesso di funzionare.

«I pazienti erano allettati, quindi erano nelle loro stanze. Ora abbiamo messo in sicurezza i vicini di letto che restano isolati, in attesa di tampone, e gli operatori stanno lavorando con tutti i dispositivi di protezione», ha provato a tranquillizare Giovanni La Valle, direttore sanitario delle Molinette. «Siamo operativi al 100 per cento». «Speriamo in comportamenti responsabili da parte di tutti», ha aggiunto l' assessore regionale alla Sanità Luigi Icardi. L' episodio ha tuttavia creato ulteriori difficoltà in un sistema già in affanno: sono infatti 166 le persone positive al virus in Piemonte, 35 ricoverate in terapia intensiva. Finora sono 893 i tamponi eseguiti nella regione, 623 dei quali risultati negativi. Ma ci sono anche 5 decessi, tutti in provincia di Alessandria: persone con patologie pregresse, ma questa non è una consolazione.

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