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Massimo Galli a L'aria che tira: "Coronavirus, dubbi sull'immunità permanente"

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Massimo Galli mette una pietra sopra la questione dell’immunità di gregge. Una delle massime autorità sanitarie britanniche aveva spinto Boris Johnson a credere che almeno il 60% della popolazione del Regno Unito dovesse contrarre il coronavirus per sviluppare l’immunità, ma il primario infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano lo esclude categoricamente. “Si parla di immunità di gregge - spiega Galli - quando una parte della popolazione, sufficiente a limitare l'ulteriore diffusione del virus, viene infettata ed acquisisce una immunità permanente. In altre parole, bisogna che per certe malattie il 90-95% delle persone sia immunizzato per garantire che il rimanente 5% possa sviluppare quella tale infezione”.

E di conseguenza il 60% paventato dai britannici non serve a creare l’immunità di gregge, anzi ha solo l’effetto collaterale di produrre tantissimi morti. Tra l’altro Galli è convinto che la tesi dell’immunità sia insostenibile perché “di questo virus si sa ancora pochissimo e neanche se conferirà un’immunità permanente. Non sappiamo neanche se, nel caso in cui avessimo il vaccino, si debba o meno inseguire anno per anno come si fa per l’influenza”. Insomma, le parole dell’infettivologo del Sacco confermano ancora che l’Italia al momento ha una sola arma: stare a casa per rallentare il contagio e sperare che basti per evitare il collasso del sistema sanitario, allo stremo con le terapie intensive che continuano a riempirsi. 

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