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Coronavirus, la colpa del governo dietro la strage di Bergamo: la nota tecnica dell'Iss, zona rossa ignorata

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In provincia di Bergamo continuano a crescere i contagi, che hanno sfondato quota 8mila, e non si placa la polemica sulla mancata creazione di una zona rossa nei comuni di Nembro e Alzano Lombardo. Il Giorno racconta l’ira dei sindaci, scaturita dal fatto che l’Istituto superiore di sanità, in una nota tecnica del 2 marzo scorso, aveva raccomandato al governo l’isolamento immediato e la chiusura dei due paesi della Valle Seriana, poi diventati lazzaretti d’Italia. “La decisione doveva essere di governo e Regione - ha sottolineato Claudio Cancelli, sindaco di Nembro - dovevano dare maggior peso alle valutazioni tecniche-epidemiologiche dell’Iss che dicevano che era opportuno fare anche qui una zona rossa. Dovevano prendersi la responsabilità. Invece hanno continuato a rimandare e ritardare e intanto il contagio si allargava a tutta l’area”. Quando tra il 7 e l’8 marzo è arrivato il decreto che ha comportato misure restrittive per tutta la Lombardia, ormai il danno era fatto. “A differenza di Codogno e del lodigiano, qui i paesi sono vicini, attaccati l’uno all’altro, senza soluzione di continuità: una situazione che ha facilitato e moltiplicato i contagi. Il risultato è che a Nembro - ha spiegato il primo cittadino - i numeri ufficiali dei positivi vanno moltiplicati per 12 e quelli dei morti sono 4 volte superiori”. 

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