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Porti aperti, al governo interessano soltanto gli immigrati

Fausto Carioti
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Di tutti i modi in cui la sinistra e la tecnocrazia provano a imporre l' immigrazione di massa ai popoli europei recalcitranti, quello della convenienza economica è il più infame. Considera gli immigrati alla stregua di schiavi, utili solo a portare profitto ai bwana bianchi, e inganna gli autoctoni, promettendo il falso. Ci hanno provato, e ci riproveranno, con la storia dei contributi previdenziali («Senza l' apporto dei migranti il sistema delle pensioni non regge», Tito Boeri dixit). È una bugia, per l' ovvio motivo che anche gli immigrati invecchiano, e pretendono, con tutte le ragioni, di godere delle pensioni e degli altri diritti che spettano a chiunque. Importarne altri, quindi, non farebbe altro che peggiorare le cose nel giro di pochi decenni. Il Coronavirus, adesso, consente di introdurre una variante sul tema: quella dei lavori nei campi. Metà abbondante della maggioranza di governo, la parte composta da Pd, Italia viva, Liberi e uguali e l' ala compañera dei Cinque stelle, non aspettava altro. La loro avanguardia è Teresa Bellanova, ministro delle Politiche agricole e renziana. Dice che in Italia ci sono «600mila irregolari, che vivono in insediamenti informali, sottopagati, alla mercé del caporalato». Allo stesso tempo, prosegue, l' epidemia «provocherà l' uscita dal mondo del lavoro di molte persone». E dunque, conclude, occorre risolvere insieme i due problemi. In una parola: sanatoria. Si punta a regolarizzare quei 600mila raccontando agli italiani che, se non si farà così, presto mancherà il cibo sulle tavole.
Marco Minniti, esponente del Pd ed ex ministro dell' Interno, fa a Repubblica un altro ragionamento: «Un Paese che lotta contro il Coronavirus non può avere sul proprio territorio persone che sono fantasmi senza identità, che vivono in baraccopoli illegali potenziale focolaio di epidemia. Non è agli stranieri che facciamo un favore regolarizzandoli, ma all' Italia». Sempre lì, insomma, si va parare: se non li accogliamo perché siamo buoni, facciamolo perché siamo egoisti. Come scrivono Cgil, Cisl e Uil a Giuseppe Conte, la sanatoria segnerebbe «un forte vantaggio economico e sociale per tutta la collettività». Giuseppe Provenzano, ministro per il Sud, e Luciana Lamorgese, titolare del Viminale, concordano. Sulle loro scrivanie c' è già una bozza di legge pronta per essere discussa e approvata in ciò che resta del parlamento, mentre gli sguardi di tutti sono rivolti altrove. Vi si legge che «al fine di sopperire alla carenza di lavoratori nei settori dell' agricoltura, dell' allevamento, della pesca e dell' acquacoltura, in conseguenza del rischio sanitario connesso alla diffusione del Covid-19», i datori di lavoro interessati ad assumere «cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale in condizioni di irregolarità» possono presentare «istanza» allo sportello per l' immigrazione, che garantirebbe a costoro il permesso di lavoro.

La regolarizzazione non porta sicurezza sanitaria: questa si avrebbe solo togliendo gli ex clandestini dalle «baraccopoli» e consegnando un alloggio a loro e ai parenti che subito chiederebbero il ricongiungimento. Il governo ha un piano per dare casa a un milione di persone? Gli immobili sfitti degli italiani, magari? Semmai, la notizia che qui c' è posto per tutti (perché questo è il messaggio che passerebbe) mobiliterebbe verso le nostre coste altre centinaia di migliaia di persone dall' Africa, prossimo grande focolaio del Coronavirus. Ci guadagnerebbero le aziende e le cooperative in cerca di manodopera a basso costo: maggiore è la platea cui possono attingere, più si appiattiscono i salari. E la criminalità continuerebbe a sfruttarli, come fa con tanti italiani e con gli immigrati già regolarizzati. Se nei campi serve qualcuno che raccolga pomodori o altro, ci sono i 948mila percettori di reddito di cittadinanza, l' 89% dei quali italiani. Hanno firmato un accordo con lo Stato nel quale si sono dichiarati pronti a lavorare: la loro occasione è questa. A meno che, s' intende, Conte gli altri non ritengano pericoloso impiegare i nostri connazionali prima che il virus venga debellato, e preferiscano ricorrere agli africani. Se la pensano così, è il caso che lo dicano. Sbaglia, ad ogni modo, chi sostiene che il governo non stia facendo nulla. È vero, non ha la minima idea di quando e come avviare la fase della ripartenza. Non c' è nemmeno un piano per riportare in patria gli italiani bloccati all' estero. E la promessa di chiudere i porti in nome della sicurezza si è rivelata una barzelletta: dopo la solita Alan Kurdi, sta arrivando in Sicilia il vascello Aita Mari, di una ong basca. Ma dinanzi alle vere urgenze, come la sanatoria per 600mila irregolari, Conte e i suoi ministri si rimboccano le maniche e riescono a dare il meglio. O il peggio, a seconda del punto di vista.

 

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