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Coronavirus, a CartaBianca lo scontro tra Zaia e Crisanti: "Ecco il risultato delle scelte del governatore"

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"La prossima settimana presentiamo il piano di sanità pubblica, per l'autunno-inverno 2020-2021. Noi, come Veneto, schieriamo l'artiglieria pesante contro coronavirus. Poi se non arriva terremo le munizioni a riposo, meglio così. Ma siamo pronti ad allestire le terapie intensive, le subintensive, le macchine per i tamponi". Sono le parole di Luca Zaia, governatore del Veneto, a CartaBianca. "Non bisogna abbassare la guardia, si dirà che è finita quando è finita, quando avremo i vaccini, quando avremo le cure o quando magari il virus se ne andrà da solo. Speriamo accada anche questo, è sempre accaduto e la Spagnola è un esempio illustre", dice Zaia.

 


"Oltre il 55% dei nuovi focolai non sono domestici, sono di importazione. Abbiamo avuto focolai da virus serbo, casi dalla Croazia, africani: sono tutti circoscritti, la situazione in Veneto è sotto controllo nonostante si voglia dare una sensazione di devastazione. Oggi abbiamo 7 persone in terapia intensiva, di cui 2 positive. Seguiamo la situazione giorno dopo giorno, facciamo circa 10mila tamponi al giorno", afferma ancora.


 Sono 1.827 le persone in isolamento domiciliare in Veneto, una crescita esponenziale se si considera che lo scorso 20 giugno erano poco più di 800. Di questi solo 24 hanno sintomatologie compatibili con il Covid-19 ma sono comunque entrati in contatto con soggetti positivi.  

"Questo è il risultato della scelta di Zaia di affidarsi a persone che dicono che il virus è morto. E intanto gli ospedali tornano a riempirsi". Lo dice l'epidemiologo Andrea Crisanti, capo del Comitato Tecnico scientifico del Veneto a 'Globalist'. "Si sta dando la colpa agli immigrati - dice - ma ci sono anche tantissimi italiani contagiati". "A un certo punto - spiega Crisanti al quotidiano - le esigenze politiche hanno prevalso sulle indicazioni della scienza. Era necessaria una comunicazione che invitasse a prudenza e responsabilità".

A mancare, secondo lui, è stato il modello di contact tracing efficiente che aveva reso il Veneto un esempio da seguire. "La sorveglianza attiva era un concetto che avevo proposto io - spiega - Ora la maggior parte dei tamponi è stata fatta solo tra il personale sanitario, tralasciando completamente il territorio". Secondo Crisanti, "fino al 17 marzo le cose sono andate bene, poi lui è cambiato. Evidentemente gli ha dato fastidio la mia popolarità e ha voluto attribuire ad altri meriti che non erano loro. Ma non voglio essere associato alle cose che stanno succedendo oggi, il Veneto sta seguendo una linea opposta a quella in cui credo", conclude. 

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