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Migranti positivi al coronavirus, rischio di rivolta a Rocca di Papa: poliziotti protetti solo da un camice

Antonio Castro
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Divisa d'ordinanza, schermi antisommossa, mascherina e camice sterile. L'ultima "moda" per le Forze dell'ordine prevede il rispetto del protocollo Covid 19, con aggiunta di presidi sanitari: per non farsi contagiare e per evitare potenziale diffusione interna ed esterna alle strutture di ricovero e contenimento. L'ultimo caso è scoppiato meno di 48 ore fa nel "Centro mondo migliore" dei Castelli Romani, in una struttura vicino Rocca di Papa, dove erano stati sistemati alcune centinaia di immigrati prima di accertare eventuali contagi da Coronavirus e mantenere la quarantena obbligatoria. Parte dei 270 ospiti della struttura di via dei Laghi l'altro ieri avevano minacciato di fuggire. Quattro avevano già tentato diverse volte di darsi alla macchia. Quando poi è cominciata a circolare la voce del trasferimento all'ospedale militare del Celio gli animi si sono surriscaldati. Il personale civile ha avvisato le Forze dell'ordine e sono state inviate cinque squadre di ordine pubblico più alcuni uomini della Scientifica.

 

 

 

In tutto oltre 50 uomini del Reparto Mobile in assetto antisommossa. Peccato che caschi, scudi e manganelli possano ben poco contro i contagi da virus. E quindi agli uomini della Polizia è stato suggerito di indossare sopra alle divise anche camici usa e getta e mascherine chirurgiche. Ma le dotazioni sanitarie non erano per tutti. Solo una ventina quelle racimolate. Comunque non quelle previste dal "protocollo Covid" per gli interventi di ordine pubblico. Apriticielo. La foto del reparto in camice, mascherina e divisa è rimbalzata presto sui social. Tanto più che i sindacati di Polizia da tempo reclamano dotazioni di protezione idonee. Quelle usa e getta non sono adatte per essere indossate sopra alle divise. E oltre a limitare i movimenti non rappresentano certo un'aggiunta gradita con temperature prossime ai 40 gradi. A dare ancora più clamore alla divisa d'emergenza improvvisata ha pensato il leader della Lega Matteo Salvini che ha rilanciato l'immagine dai suoi profili social, cavalcando l'esasperazione degli uomini in divisa: «Ecco come gli agenti di Polizia sono costretti a lavorare per contenere i clandestini positivi», ha scandito il leader della Lega, «che rifiutano il ricovero». Una ventina, quelli positivi, alla fine sono stati trasferiti al Celio senza tafferugli, ma la polemica ormai era montata. Gli abitanti dei Castelli da tempo lamentano l'utilizzo di strutture del circondario per smistare l'accoglienza. Non è la prima volta che capita. Tanto che i governatori delle regioni cominciano a lamentarsi si una distribuzione non concordata e inadatta. Certo la foto con camice antisommossa ha fatto breccia. Stefano Paoloni, segretario generale del Sap, il più rappresentativo dei sindacati di polizia, sottolinea: «Non è questa la Polizia che vogliamo», mentre gli uomini delle Forze dell'ordine chiedono con sempre maggiore insistenza attrezzature idonee, come quelle previste per il contenimento batteriologico e non i camici usa e getta. Ma i tentativi di fuga dalle strutture ricettive di prima accoglienza non rappresentano un'eccezione. Dalla Sicilia alla Sardegna si moltiplicano i casi. Impegnando le Forze dell'ordine in una caccia all'evaso, oltre che agli interventi di ordine pubblico. 

 

 

Giusto ieri sarebbero stati trasferiti d'urgenza all'hotel San Paolo Palace di Palermo perché risultati positivi al Coronavirus 4 dei 23 migranti tunisini scappati l'8 agosto scorso dal centro di accoglienza Piano Torre di Isnello, nel palermitano, dove si trovavano in quarantena, e bloccati poco prima di Ferragosto dalle Forze dell'ordine in un casolare abbandonato a Collesano. Parla di «situazione esplosiva» pure il segretario provinciale del Siulp di Cagliari Antonello Pirisi. «Le evasioni sono quotidiane e stanno destando molta preoccupazione in Paese, tanto che il sindaco di Monastir (Cagliari, ndr) Luisa Murru ha scritto al Prefetto, al ministro degli Interni e al presidente della Regione per segnalarne la gravità».

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