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Andrea Crisanti, vaccino al coronavirus: "A gennaio non lo faccio. Troppi dubbi e scorciatoie"

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"Se dovesse arrivare a gennaio io il vaccino non lo farei". Lo dice Andrea Crisanti, uno degli esperti più ascoltati da quando è iniziata l'epidemia da coronavirus. Le sue parole fanno scalpore: proprio nei giorni in cui le case farmaceutiche (Pfizer e Moderna in primis) affermano di essere vicine ad un vaccino, Crisanti fa sapere che lui non si vaccinerà, perché secondo lui si tratta di una "scorciatoia che è meglio non percorrere. Normalmente ci vogliono dai 5 agli 8 anni per produrre un vaccino. Per questo, senza dati a disposizione, io non farei il primo vaccino che dovesse arrivare a gennaio. Perché vorrei essere sicuro che questo vaccino sia stato opportunamente testato e che soddisfi tutti i criteri di sicurezza ed efficacia. Ne ho diritto come cittadino e non sono disposto ad accettare scorciatoie".

 

 

Parole che contrastano fortemente anche con l'ottimismo del premier Giuseppe Conte che più volte ha espresso fiducia che la distribuzione del vaccino partirà entro gennaio, dando priorità agli ospedali. "Io sono favorevolissimo ai vaccini, ma questi di cui si parla sono stati sviluppati saltando la normale sequenza Fase 1, Fase 2 e Fase 3. Questo è successo perché hanno avuto fondi statali e quindi si sono potuti permettere di fare insieme le tre fasi perché i rischi erano a carico di chi aveva dato i quattrini. Ma facendo le tre fasi in parallelo, uno si porta appresso tutti i problemi delle varie fasi", specifica ancora Crisanti.  Intanto però l'Italia, scrive il Tempo, ha già prenotato 40 milioni di dosi da Pfizer e altre 70 milioni da Astrazeneca. 

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