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Le Iene, il testimone sul rapimento di Silvia Romano: "Un Gps nell'orecchio, ma non la hanno liberata". Una storiaccia di soldi?

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Rivelazioni quelle de Le Iene su Silvia Romano che hanno dell'incredibile. Secondo il servizio realizzato dal programma di Italia 1 la giovane milanese rapita in Kenya poteva essere liberata molto prima e non dopo 18 mesi come accaduto. Ad avvalorare questa tesi le telefonate mandate in onda tra Stefano Saraceni, vissuto 28 anni nell'Africa equatoriale e coinvolto per i suoi contatti in loco, e un funzionario dello Stato, incaricato delle operazioni per la liberazione di Silvia. Durante queste conversazioni si evince che la 25enne poteva tornare a casa addirittura dopo 14 giorni il rapimento avvenuto per mano dei terroristi di al-Shabaabma. Seraceni - da quanto si legge sul sito di Mediaset - "racconta di un microchip con Gps che Silvia aveva in un orecchino". Eppure, stando a quanto teorizzato da Le Iene, interessi economici avrebbero fermato tutto.

"Siamo nella fase operativa, ora resta il problema soldi - diceva in una delle telefonate il funzionario -. Si è messa in fila tanta di quella gente per i soldi, c'è una fila di sciacalli da ambo le parti, ma quelli che stanno mangiando di più sono gli italiani sciacalli. Io con 500mila euro in Kenya li accontento tutti quanti, ma con questi qua ci vogliono 20 milioni. Abbiamo trovato un accordo portiamo in Europa i suoi carcerieri e le loro famiglie, alla polizia locale daremo dei corpi". Poi però il funzionario è scomparso e la ragazza è stata liberata oltre un anno dopo.

 

 

A nutrire parecchi dubbi anche Massimo Alberizzi, corrispondente storico del Corriere della Sera: "Sin da subito non si riusciva a capire gli atteggiamenti delle persone, che lavoravano alla liberazione, sia dei funzionari italiani che di quelli del Kenya. In realtà, non conveniva liberare Silvia Romano, nessuno aveva interesse a farlo". 

 

 

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