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Ferrara, la cantonata di Zan: assalto omofobo? Cosa è venuto a galla sui gay e gli ucraini

Andrea Cappelli
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Omofobia o razzismo? Nessuno dei due probabilmente, soltanto una lite tra adolescenti ingigantita a dismisura dalla politica e dai media. Il litigio avvenuto a Ferrara, che big del Pd come Alessandro Zan e Nicola Zingaretti hanno dipinto come un'aggressione omofoba pare essere stata una diatriba tra ragazzi, nata da un equivoco. Peccato che a finire in questo tritacarne mediatico ci siano persone semplici, inermi di fronte a qualcosa più grande di loro. A parlare è A.K., uno dei protagonisti della vicenda. È molto provato, attonito di fronte alla tempesta che lo ha travolto e per non esporsi ulteriormente ci chiede di restare anonimo.

Quel pomeriggio del 31 ottobre il suo gruppo di amici («eravamo in cinque o sei») stava festeggiando Halloween passeggiando nei pressi di piazza Trento - Trieste, sotto il loggiato che ospita il McDonald's di fronte alla Cattedrale. La comitiva ha lanciato qualche petardo, che un gruppo di ragazzi omosessuali nelle vicinanze ha interpretato come un gesto aggressivo nei loro confronti. Qui inizia il racconto di A.K.: «Ci trovavamo a sette, dieci metri di distanza dall'altro gruppo, non volevamo infastidirli». A questo - e qui la storia assume tonalità grottesche- si somma il fatto che il primo gruppo, per una forma stupida di goliardia, stava lanciando come un frisbee la carcassa di un piccione. Il cadavere del pennuto arriva troppo vicino all'altro gruppo, che a detta di A.K. «ce lo rilancia indietro».

Questo mix surreale di petardi e piccione esanime genera una discussione tra le due fazioni, entrambe convinte di essere state provocate dalla controparte. Poi la frase che, a detta di A.K., ha acceso la miccia: «Io e i miei amici siamo originari dell'Est Europa. I ragazzi che stavano sotto il loggiato ci hanno accusato di essere di destra, aggiungendo che in quanto stranieri («stranieri di merda» si lascia scappare A.K. per poi ritrattare, nda) se fosse stato per Mussolini non avremmo potuto restare in Italia. Lo abbiamo preso come un insulto razzista e abbiamo reagito male». Da lì sono partite le offese che si sentono nel video diffuso sui social da uno dei ragazzi: «Conoscete Benito Mussolini? Lo sapete che vi brucerebbe tutti? (in quanto gay, nda)».

Parole gravi, per le quali A.K. si scusa. Raggiunto telefonicamente il ragazzo è un fiume in piena: «Io mi pento di quello che ho detto in un momento di rabbia. Non sono fascista in alcun modo, anzi, sono ucraino; conosco il dramma dei totalitarismi... E non sono neppure omofobo. Negli scorsi giorni ho parlato con un amico in comune, vorrei incontrare questi ragazzi e chiarire la questione, senza denunce». Secondo la sua versione, lui e i suoi amici stavano festeggiando Halloween in un clima di goliardia, ignari del dibattito successivo alla bocciatura del ddl Zane di temi politici di cui non si sono mai occupati. Una lite tra adolescenti, a prescindere dal fatto che i primi fossero stranieri e i secondi omosessuali. Nella speranza che tutto si sgonfi, A.K. non nasconde una punta di amarezza verso politici come Alessandro Zan: «Non hanno fatto un bel gesto, hanno usato la storia per alimentare il dibattito sul ddl, senza conoscere davvero la vicenda». E quei ragazzi come tanti che il 31 ottobre passeggiavano per il centro di Ferrara lanciando petardi oggi rischiano di dover fare i conti con la giustizia: «Temi di finire in tribunale?» chiediamo a A.K., che da parecchi minuti desidera riagganciare; la stampa nazionale è un intruso che turba la sua vita di provincia. «Io non vorrei finisse così, spero di fare pace».

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