Nei giorni in cui si parla tanto di sette in condotta e maggiore serietà negli istituti scolastici, ecco che la Corte di cassazione non si trattiene dal rendersi protagonista con un’altra e alquanto singolare sentenza che riguarda la tanto temuta, almeno da parte degli studenti, bocciatura. Perché se il professore che minaccia “ingiustamente” un alunno di non promuoverlo, commette un reato. “L'ingiusta prospettazione di una bocciatura rappresenta una delle peggiori evenienze” e finisce per trasformarsi in una minaccia, che genere “forti timori” nello studente, incidendo, addirittura, sulla “libertà morale” degli allievi. Il povero malcapitato colpito dalla sentenza è un professore del liceo scientifico di Vicenza “Paolo Loy”, Marcello T., ritenuto quindi colpevole alla luce dell’ultima sentenza della Cassazione e di quella della Corte d’appello di Venezia, emessa lo scorso 23 ottobre. Il docente aveva avvertito una alunna che non “aveva più alcuna possibilità di essere promossa” dopo che la madre della ragazza, nel corso di un’assemblea dei genitori, aveva proposto di rimuovere l’uomo per la sua scorrettezza. L'insegnante, che è stato condannato anche per abuso d'ufficio in quanto dava ripetizioni private a pagamento e costringeva gli studenti a fargli regali, sosteneva che il reato di minaccia non era configurabile dal momento che “l'ingiusta bocciatura” non dipendeva solo dalla sua volontà, “ma dall'intero collegio dei docenti”.




