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Il furgone che terrorizza l'Italia: l'omone che porta via i cani

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Claudia Osmetti
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Un furgone bianco. Forse anche uno blu. Una banda di ladri di cani che imperversa tra Roma e Ostia, 180 segnalazioni in appena dieci giorni, i primi fatti che risalgono a dicembre, i carabinieri che raccolgono le denunce (perché ci sono pure quelle formali) e il modus operandi che è sempre lo stesso. C’è quel camioncino che sembra parcheggiato sul ciglio della strada. Tu stai camminando con Fido o Bubu o quel che è, come sempre. All’improvviso ti si para davanti un omone: alto, corpulento, scuro di carnagione. Alle volte è da solo, altre no. Magari si avvicina assieme a due tizi, a quel punto è chiaro che sei in inferiorità numerica. Se ti va bene ti sfilano il cane senza botte, altrimenti rimedi anche quelle (come il ragazzo che, sabato scorso, è stato preso a mazzate sulle ginocchia: però lui ha reagito ed è riuscito a evitare il peggio, cioè a perdere il suo animaletto). Poi il furgoncino sgomma via. «Fatevi i fatti vostri», dice l’omone a due amiche che si stanno attardando sulla carreggiata, nella periferia sud-ovest della Capitale, dopo aver notato qualcosa di strano. Lui ha appena gettato con violenza due jack russell nel vano dell’auto, dentro c’è un altro cane che sta guaendo. È di taglia media. L’uomo dà un altro scossone alle bestioline, in modo da chetarle, e si mette al volante.

 


COME UN FULMINE
Parte in velocità, si defila. Una, due, tre centinaia di volte. Sono terrorizzati, oramai, i romani. Almeno quelli con un animale di compagnia. Non sanno più che fare. C’è chi sul litorale porta fuori il cane solo se in tasca ha lo spray al peperoncino e chi si è organizzato con delle piccole ronde. Un pattugliamento di vicinato, specie la notte, specie quando cala il buio e le aggressioni sono più facili. Alcuni di loro, per paura, hanno deciso di uscire solo in gruppo: si scrivono in una chat, si danno appuntamento sotto casa. Ma cosa sta succedendo? Che si sia innescata una psicosi è pacifico: sobbalzi ogni volta che passa un mini-van bianco (o blu) e controlli il guinzaglio. «L’unico modo per contrastare questo genere di reati è adottare le necessarie precauzioni», dice Massimo Comparotto, che è il presidente dell’Oipa, l’Organizzazione internazionale per la protezione degli animali. Però come fai? Primo: far passare in casa il cane che scorrazza in giardino al momento dell’uscita. Secondo: non tenerlo al gancio per strada, neanche quando si deve entrare in un ufficio o in un negozio. Si tratta di atti «ignobili e spregevoli» e «i moventi sono presto datti: può esserci l’intento di chiedere un riscatto, oppure il commercio abusivo di cani di razza, da caccia o da tartufo. O anche l’utilizzo per i combattimenti e lo sfruttamento per l’accattonaggio in strada».

 


IN SALITA
L’Aidaa, l’Associazione italiana per la difesa degli animali e dell’ambiente, già in piena pandemia sosteneva che i furti di cani denunciati alle autorità sono triplicati. Nel 2015 (i dati si riferiscono a qualche anno prima) si sono contati 4.930 episodi, oltre tredici ogni giorno. A farne le spese sono per lo più cucciolotti di piccola taglia, chihuahua, pinscher e yorkshire. Il riscatto è stato chiesto per almeno duecento di loro e tra le regioni più prese di mira ci sono la Lombardia, il Molise, l’Umbria e (appunto) il Lazio. Tra l’altro i cani ritrovati, quelli che sono tornati nella loro cuccetta sotto l’occhio vigile del proprio padroncino, sono una parte infinitesimale, appena 24 su quasi 5mila. Nella stragrande maggioranza i cani prelevati in Italia hanno tra i sei e i tre anni e sette su dieci sono femmine. Però, al di là delle statistiche che lasciano il tempo che trovano (perché un database puntuale non esiste e le forze dell’ordine non possiedono registri informatizzati su questo specifico fenomeno che pure c’è e i fatti di Roma ne sono la prova provata), resta l’apprensione. Delle famiglie, dei bambini che si vedono portati i propri animaletti a quattro zampe, delle signore anziane che sono abituate al loro tran-tran quotidiano. E restano anche le denunce per le aggressioni subite per strada: i calci, le pedate, le mani addosso. Messe dalle vere bestie di questa vicenda (e delle altri, simili) che non sono né Fido né Bubu o né quel che è.

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