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Ecoteppisti? Una questione di giustizia: chi imbratta deve pagare i danni

Antonio Castro
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Provate ad imbrattare la piramide di cristallo del Louvre o a tirare un secchiello di vernice contro le mura della Torre di Londra e poi vediamo come si mette. L’ennesimo episodio di protesta ambientalista- sversando nell’acqua della Barcaccia a Piazza di Spagna una sostanza nerastra per richiamare l’attenzione verso i temi della sostenibilità ambientale - sembra aver definitivamente convinto sulla necessità di trascinare a processo chi deturpa opere d’arte e monumenti. «Chi danneggia i nostri beni culturali non può passarla liscia e va punito severamente. Anche per questo stiamo studiando una norma che faccia pagare ai responsabili di questi danni gli interventi necessari per il ripristino dei luoghi». Il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano- intervistato da “Il Messaggero” dopo l’ultimo assalto a favore di telecamera degli attivisti del clima di “Ultima Generazione” alla fontana della Barcaccia in Piazza di Spagna a Roma- avverte che la misura è colma.

«I danni possono essere permanenti», spiega il titolare del dicastero. Ed è troppo facile derubricare questo episodi come l’assalto di ecoterroristi. «Sono vandali e basta. Non hanno nulla a che fare con la difesa dell’ambiente». E aggiunge: «Ne ho già parlato con il ministro Nordio (Carlo, ministro della Giustizia, ndr), stiamo studiando soprattutto una sanzione amministrativa. Intervenire per ripristinare costa, e anche molto, perché occorrono personale specializzato e macchinari adeguati. Ebbene», scandisce, «chi compie queste azioni, in aggiunta alle norme penali che potranno essere inasprite, deve pagare di tasca propria». E annuncia: «Da lunedì il ministero si costituirà parte civile nei procedimenti penali che scaturiranno dagli ultimi fatti accaduti, a Firenze, a Roma o altrove».

 

 

 


L’Italia è un museo a cielo aperto. E hanno gioco facile gli ecoterroristi che si riprendono con il cellulare incollandosi ad una teca di protezione o spargendo vernici su monumenti al solo scopo di far parlare più del movimento che dei reali problemi ambientali del globo. Sangiuliano sembra averne le tasche piene di questi episodi che fanno capolino di settimana in settimana (il 20 marzo era stata la volta di Palazzo Vecchio a Firenze). E così il ministro della Cultura annuncia che presto «chi danneggia i nostri beni culturali» non la passerà più «liscia e va punito severamente. Anche per questo stiamo studiando una norma che faccia pagare ai responsabili di questi danni gli interventi necessari per il ripristino». E annuncia: «Da lunedì il ministero si costituirà parte civile nei procedimenti penali che scaturiranno dagli ultimi fatti accaduti, a Firenze, a Roma o altrove».


Sulla stesa lunghezza d’onda anche il vicepresidente del Consiglio (e titolare degli Affari Esteri) Antonio Tajani, che rincara la dose: «Imbrattare uno dei monumenti più belli del mondo non ha nulla a che vedere con la difesa dell’ambiente. Atti vandalici che fanno male anche al turismo e all’immagine dell’Italia nel mondo. Il governo lavorerà per disincentivare queste azioni che sono intollerabili», assicura il titolare della Farnesina. Ieri Tajani - intervenuto a Verona ad un convegno della Coldiretti proprio sull’ambiente ha replicato: «Siamo tutti impegnati contro il cambiamento climatico, è sacrosanto difendere l’ambiente, ma l’ambientalismo non può diventare la nostra nuova religione».

 

 

 

DANNI AL NERO DI SEPPIA

La fontana dal Bernini tra il 1626 e il 1629 non è la prima volta che finisce per essere oggetto di vandalismo. Il monumento era stato preso di mira già nel 2015 da un gruppo di tifosi della squadra olandese del Feyenoord. Seguirono i restauri ma il danno ormai era stato fatto. L’assalto degli holligans olandesi provocò- secondo le valutazioni della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali - danni e graffi permanenti. E neppure le donazioni che arrivarono da alcune imprese olandesi per contribuire al restauro (circa 100mila euro), poterono riparare i danni materiali. Sicuramente non quelli d’immagine provocati dall’assalto dei tifosi olandesi che riempirono letteralmente la fontana di bottiglie di vetro. Le immagini di questo assalto al nero di seppia e quelle delle bottiglie tirate dagli olandesi hanno fatto il giro del mondo. Gli ecoambientalisti cercano proprio la ribalta mediatica per, dicono, «attirare l’attenzione sui temi ambientali». Ma è proprio necessario danneggiare opere d’arte che anche gli altri hanno diritto di godersi? 

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