Cerca
Logo
Cerca
+

Giulia Tramontano e il piccolo Thiago, questo è un duplice omicidio

Simona Bertuzzi
  • a
  • a
  • a

Si chiamava Thiago il bimbo che portava in grembo Giulia. E sarebbe nato tra due mesi o forse prima (il mondo è pieno di settimini...) se il suo papà non avesse deciso di ammazzare lui e la sua mamma con “due barra tre” coltellate assestate con inusitata crudeltà in una sera di maggio. Probabilmente per quel piccolino erano già pronti il corredino dei primi mesi, le cuffiette di cotone per tenere calda la testa, la culletta a dondolo sotto la finestra, le farfalle di carta che girano su nel cielo e danzano al suono di lente ninna nanne. E chissà quante volte Giulia avrà parlato con lui e di lui carezzandosi il ventre che diventava ogni giorno più gonfio.

 

 

Sapere che il padre, uccidendo suo figlio, non ha commesso duplice omicidio ma “un’interruzione di gravidanza contro la volontà della donna”, come recita il capo di accusa formulato contro Alessandro Impagnatiello, è questione che soddisfa la legge e il linguaggio farraginoso degli azzeccagarbugli ma lascia increduli e attoniti molti di noi comuni mortali. Leggo e rileggo quelle otto parole. E non trovo giustizia in quella verbosità che attiene alla giurisprudenza ma non al cuore umano. Qualcuno ha provato a spiegarmi. È una questione etica, forse un cavillo linguistico-burocratico... ha a che fare con la distinzione tra feto e bambino, si è bambini al momento del parto, prima “soltanto” feti. E poi sai che dibattiti scatenerebbe uscire dal selciato della legge e dal terreno minato di una discussione che in Italia si piega sempre al politicamente corretto.

Allora penso ai genitori di Giulia. Al viaggio che hanno fatto dalla Campania per correre a cercarla nella boscaglia umida di Milano. Immagino il rimbombo dei telegiornali nella loro testa, l’ansia vibrante con cui hanno attraversato i minuti, le ore, le giornate. Le ultime parole di Giulia e le sue umanissime paure passate al setaccio. L’idea di Thiago nel suo pancione, carezzata e cullata per tenere lontano il buio e le streghe delle fiabe.

 

 

Fino alla notte fatale in cui un carabiniere bussa alla loro porta e li informa che in un’intercapedine di un garage - dove di solito si nascondono le macerie, la polvere e le robe vecchie che nessuno vuole più vedere - sono finite la figlia e il suo bambino. Ci scusi il giudice se siamo ottusi. Ma Alessandro Impagnatiello sabato notte era davanti alla sua compagna e a suo figlio. E li ha uccisi entrambi con un coltello. Duplice omicidio. Se poi vogliamo parlare di interruzione di gravidanza contro la volontà della donna, saremo ligi alle leggi e ai suoi inviolabili codici ma sarà come vedere l’orrore a metà e fare un torto a Giulia e al suo piccolo Thiago.

Dai blog