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Infermiera uccisa a Roma, il presunto killer è irregolare

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Adil Harrati, il cittadino marocchino sospettato di aver ucciso Rossella Nappini, è risultato irregolare sul territorio nazionale. A scoprirlo gli investigatori della sezione Omicidi della Squadra Mobile della Questura di Roma, che lo hanno fotosegnalato alla Polizia Scientifica prima di portarlo nel carcere di Regina Coeli. Da qui la scoperta che il 45enne non aveva il permesso di soggiorno. 

A incastrare l'uomo, ex dell'infermiera uccisa, il video delle telecamere di sorveglianza, le celle telefoniche e le testimonianze. Il 45enne sarà ascoltato domani nel corso dell'interrogatorio di convalida davanti al gip di Roma. L'accusa è di omicidio aggravato dalla premeditazione. Secondo chi indaga, il 45enne si sarebbe presentato in via Giuseppe Allievo armato di coltello e già con l'idea di colpire la donna. Per questo i pm della Capitale hanno deciso di contestare l'aggravante. L'uomo e l'infermiera avevano avuto una relazione di tipo sentimentale, ma poi lei lo aveva lasciato. 

Intanto il vescovo Baldo Reina, vicegerente della diocesi di Roma e ausiliare del settore Ovest, si è recato a visitare la mamma di Rossella. Si è fermato per portare le condoglianze e la solidarietà della diocesi e per un momento di preghiera. "Non possiamo rimanere indifferenti di fronte al dilagare di tanta violenza che colpisce le donne! È una vera e propria 'mattanza' che fa inorridire e che rivela come la cultura della morte ormai, come una nube oscura, stia avvolgendo tutto e tutti. Abbiamo bisogno di gridare: 'basta!', 'la vita umana è sacra e non si tocca!'".

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