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Rossano Veneto, bimba di 4 anni morta nel lettone: indagati i genitori

Alessandro Dell'Orto
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Dopo l’angoscia, il dolore e il tormento per aver perso una figlia di soli 4 mesi- morta mentre dormiva nel lettone - ora i sensi di colpa. Che già rimbombavano nella testa dei due genitori, ma che adesso si amplificano per l’iscrizione della coppia sul registro degli indagati con l’ipotesi di omicidio colposo. Un atto automatico dopo l’esito dell’autopsia, certo, quello della Procura della repubblica di Vicenza, ma che aggiunge angoscia e inquietudine a un papà e una mamma già travolti da una tragedia devastante.

Lo scorso 15 giugno, a Rossano Veneto, paese di 8mila abitanti in provincia di Vicenza, è successo tutto in un attimo: poco dopo mezzanotte il padre della piccola Megan si è svegliato all’improvviso e ha notato che la figlia - che dormiva nel lettone con i due genitori e il fratellino di 6 anni - respirava a fatica.

 

 

I SOCCORSI - Panico, disperazione e la chiamata 118. Il personale sanitario, in attesa dell’arrivo dell’ambulanza, ha guidato telefonicamente il papà nelle operazioni di primo soccorso per cercare di rianimare la neonata con un massaggio cardiaco, ma non c’è stato nulla da fare e nemmeno i medici poi, nell’ospedale San Bassiano a Bassano del Grappa, sono riusciti a salvarla. La prima ipotesi, subito dopo la tragedia, era stata che Megan fosse morta per di Sids (sindrome della morte improvvisa del lattante che può colpire i bambini trail mese e l’anno di vita), ma l’accaduto era stato comunque segnalato alla Procura di Vicenza che aveva ordinato un’autopsia. Ora, a distanza di quasi 8 mesi, l’esito dell’esame autoptico è stato chiaro: la piccola è morta per schiacciamento. Da qui, l’iscrizione sul registro degli indagati dei genitori per l’ipotesi di omicidio colposo.

Un dramma nel dramma, per la coppia, una sorta di secondo lutto per una tragedia causata da una leggerezza comune a tanti genitori, quella di tenere i figli piccoli nel lettone.

«È un errore da non fare mai - spiega Luca Bernardo, pediatra e direttore del Dipartimento di Medicina dell’Infanzia dell’età Evolutiva al Fatebenefratelli Sacco di Milano - Molte coppie, appena tornate dall’ospedale, pensano che tenere il piccolo a letto con sé aiuti a monitorarlo, ma non è così. Anzi, i rischi di fargli del male sono alti: bastano un brusco giramento nel sonno o un braccio che inavvertitamente cade sul neonato per comprimergli il torace o bloccargli la gola, impedendogli di respirare. Anche perché spesso in questi casi il piccolo non riesce a emettere suoni, quindi è impossibile accorgersi di quanto sta accadendo».

 

 

BED SHARING - Eppure, secondo una recente ricerca, in Italia una coppia su due dichiara di praticare il “bed sharing” (appunto, l’abitudine di condividere il proprio letto con i figli) e in un caso su cinque continua a farlo finché il bambino ha 5 anni, con eccezioni che arrivano addirittura ai 13. «Oltre ai pericoli fisici, poi, c’è anche una questione educativa - continua ancora Bernardo - Se un bimbo si abitua a dormire con i genitori, sarà difficile poi staccarlo quando cresce. La soluzione migliore resta sempre quella di mettere i piccoli a pancia in su in una loro culla a fianco del letto, con le sponde o con appositi cuscini che impediscono il rotolamento». Già, ecco perché molti genitori preferiscono una via di mezzo più sicura: i lettini per il co-sleeping che hanno tre sponde al posto di quattro e che si possono attaccare al proprio letto, consentendo di essere molto vicini al neonato (per allattarlo agevolmente o coccolarlo) senza il rischio di fargli del male. 

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