Mario Giuliacci e il meteo: "Dopo il caldo, i temporali. L'allarmismo fa tanti danni"

di Claudia Osmettilunedì 7 luglio 2025
Mario Giuliacci e il meteo: "Dopo il caldo, i temporali. L'allarmismo fa tanti danni"

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«Il problema è reale. Ormai ci stiamo abituando a questi eventi, però (e proprio per questo) anche le parole hanno il loro peso: se, una volta, un episodio di questo tipo
veniva classificato come “eccezionale”, adesso io mi limiterei a definirlo “fuori dalla norma”. Saranno tanti, tantissimi nei prossimi anni». 

Il colonnello Mario Giuliacci è uno che non ha bisogno di presentazioni: è stato, per anni, il volto del meteo nella fascia pre-tigì, ha una laurea in Fisica, ha diretto il Centro metereologico di Milano - Linate, è rimasto nel cuore di tutti come il “signor Buonasera”. Pacato, gentile, sempre informato: per Giuliacci «se l’eccezionalità diventa normalità, allora che senso ha gridare al-lupo-al-lupo?».

Dottor Giuliacci, le giro la domanda: che senso ha? 
«L’allarmismo serve a poco. Serve, forse, solo a fare i titoloni sperando di aumentare le tirature dei giornali. Tuttavia è meglio dire la verità. Prenda quelli dei “record”». Intende quelli che ogni estate, se non ogni giorno, ce n’è uno? “L’acquazzone record” di qua, “le temperature record” di là, e via dicendo? 
«Anche la comunicazione è importante. Per fare audience vengono usate frasi anche “pesanti”, ma possono essere controproducenti. Le persone anziane possono entrare in ansia e sentirsi peggio a causa del timore generato piuttosto che per i danni di un temporale».
Certo, ma cosa si può fare? 
«Anzitutto è sempre meglio consultare più di un sito meteo (magari, perché no?, anche il mio). Così uno si fa un’idea. Poi è buona norma seguire le informazioni della protezione civile. E, importantissimo, è scaricare l’applicazione del “radar meteo”, che è uno strumento utilissimo per le previsioni a un paio d’ore».
Passo indietro: cosa sta succedendo? 
«La temperatura del pianeta è salita mediamente di un grado, però anche qui: un grado è come dire il “pollo di Tri russa”. Ci sono zone dove è aumentata di quattro gradi, come al circolo polare, a altre dove non è aumentata per nulla».
D’accordo, però le acque del Mediterraneo sono oggettivamente più calde del passato. A proposito, scientificamente, di quanto? 
«Di due gradi. Ha ragione. Ma lo sa il perché? Il Mediterraneo è un mare chiuso, ha solo lo stretto di Gibilterra per comunicare con l’Atlantico. Se ci fosse uno scambio continuo con le correnti più fresche, se anziché qualche chilometro lì ci fosse un passaggio di cento chilometri, sarebbe diverso.
Le spiego il meccanismo in breve».
Prego.
«Il Mediterraneo che si surriscalda non riesce a smaltire il calore. A un certo punto arriva una perturbazione, una massa d’aria atlantica più fresca che, scorrendo su questa situazione, acquista ancora più calore e soprattutto incorpora molto più vapore. Calore e vapore sono i due carburanti per i temporali. Il risultato è proprio questo: avremo temporali più o meno violenti».
Al nord, ieri sera, in effetti, ci sono state le prime avvisaglie.
«In questi giorni ci saranno molti temporali al centro nord, sì. Questa ondata di caldo sta per finire, domani al centro nord e tra mercoledì 9 e venerdì 11 anche al sud. Dopodiché attenzione, tra il 12 e il 15 ci sarà un breve ritorno dell’anticiclone africano in forma molto rovente, con temperature oltre i 35 gradi: ma sarà un’ondata brevissima perché tra il 16 e il 18 sembra che ritornino le correnti atlantiche e poi tra il 19 e il 20 dovrebbe tornare a sua volta il caldo».
Oh, mamma: mi sembrano le montagne russe. 
«Mettiamola così: ci sarà il tempo di respirare tra un’ondata e l’altra. Quindi, tutto sommato, le prospettive sono buone dal punto di vista della sopportabilità del caldo».
E sul fronte pratico ci sono azioni che possiamo adottare? 
«A livello personale non c’è molto da fare se non stare attenti su come comportarsi di fronte a un temporale: una cosa che non è una banalità».
Cioè? 
«Molti non lo sanno, ma ci sono norme di comportamento anche molto importanti. Le faccio un esempio: di fronte a un temporale che si sta avvicinando su una spiaggia è meglio andar via. L’acqua è un ottimo conduttore. Dentro casa bisognerebbe staccare l’antenna del televisore, non usare la doccia perché il pomello potrebbe trasmettere un fulmine se questo si scarica sulla casa. Non ripararsi sotto gli alberi è un mito in parte falso: sotto un singolo albero mai, ma se c'è un bosco è un altro discorso».
Invece in termini più generali? 
«A livello di azioni da parte delle autorità, noi siamo l’unico Paese in Europa che non ha costruito i mini invasi idrici, tant’è che in molti posti utilizziamo le vasche di laminazione le quali servono, sì, a far sfogare il terreno, ma che sottraggono anche suolo destinato all’agricoltura. Ma qui si apre un altro discorso».
Quale? 
«Tenga conto della burocrazia. Il permesso della regione, quello della provincia, a livello comunale il sindaco che subisce le pressioni del movimento ambientalista e allora dice: “Perché non nel Comune a fianco?”. Ogni volta che un governo o una regione ha deciso di fare questi invasi qui da noi, gli ambientalisti estremi sono insorti, magari hanno lamentato che in quello specifico punto c’erano i nidi degli uccellini. Va bene, per carità: ma è più importante la vita di un uccellino o la vita di una persona?».